La spiritualità dell’ozio

Otium

Otium

«C’è una selvatichezza da Indiani… nel modo con cui gli Americani si gettano sull’oro: il loro affannarsi nel lavoro, il vero vizio del mondo moderno, comincia già ad imbarbarire per contagio la vecchia Europa, diffondendo una strana mancanza di spiritualità. Ci si vergogna ormai del riposo; il riflettere a lungo su una cosa suscita quasi dei rimorsi di coscienza. Si pensa con l’orologio in mano, e a mezzogiorno si mangia con l’occhio rivolto al listino di borsa: si vive come temendo continuamente di poter tralasciare qualcosa. Meglio far qualsiasi cosa che nulla: questo principio è adattissimo per dare il colpo di grazia a ogni cultura e a ogni gusto raffinato. Allo stesso modo che a vista d’occhio tutte le forme vanno perdute a causa di questa furia di chi lavora, così pure il senso stesso della forma… va perduto… Non si ha ormai più né tempo né forze sufficienti per i cerimoniali, per le complicate gentilezze, per qualsiasi esprit di società, ed in genere per ogni forma di otium.»

– Nietzsche (La Gaia Scienza)

Ispirato come al solito da Friedrich, io oggi ho camminato per un paio d’ore ammirando il parco, il lago e il cielo azzurro, ho pranzato con un meraviglioso filetto a point a Place Victor Hugo, ho comprato un paio di biglietti per un concerto jazz al Village Vanguard (la nostra partenza per New York si avvicina) e adesso sonnecchio e leggo, distaccato dal trambusto quotidiano.