L’albatro

Post di oggi dedicato al fraterno amico Peppe, sbarcato stamattina con le Aerolineas Argentinas a Buenos Aires.
Da solo con il suo Mac Book Air e il suo Moby Dick nello zaino. Pronto per la seconda esplorazione della Patagonia in poco più di un anno e mezzo.

Ringrazio per i messaggi che trova il tempo di mandare, nelle sue solitarie peregrinazioni, e aspetto aggiornamenti.

Intanto, proprio da Moby Dick, gli dedico questo passaggio. A lui che dell’arte di viaggiare ha fatto lo scopo di una vita, un’eterna ricerca di qualcosa di effimero e sfuggente tra insidie, dubbi e mille intemperie.

“Il giro del mondo! C’è molto in queste parole che ispira sentimenti d’orgoglio; ma dove conduce tutta questa circumnavigazione? Soltanto, attraverso innumerevoli pericoli, a quello stesso punto donde si è partiti, dove quelli che abbiamo lasciato indietro al sicuro sono stati avanti a noi tutto il tempo.
Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma nell’inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota innanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.”

– H. Melville (Moby Dick, Capitolo LII – trad. Cesare Pavese)

Wings

Prima che il sole ascenda

“The Killer is never hunted. I never heard what sort of oil he has. Exception might be taken to the name bestowed upon this whale, on the ground of its indistinctness. For we are all killers, on land and sea; Bonapartes and Sharks included.”

– H. Melville (Moby Dick, Chapter  32 “Cetology”)

Tuileries

Quattro giorni di vacanza, iniziati con una visita agli impressionisti del Musee D’Orsay, una passeggiata sotto uno splendido temporale e adesso un tè caldo e le mie amate letture.

“Giacché io preferisco lo strepito e il tuono e le imprecazioni temporalesche a questa meditabonda e dubitosa quiete felina; e, anche tra gli uomini, io odio più di tutti quelli che camminano a passetti felpati, i mezzi e mezzi, le dubitose esitanti nuvole pigre.”

–  F. Nietzsche (Zarathustra)

Solvitur ambulando

“Io sono diventato uno che benedice e che dice di sì: e ho lottato a lungo e sono stato lottatore, per avere un giorno le mani libere al benedire.
Ma questa è la mia benedizione: sostare su ogni cosa come il suo proprio cielo, come il suo tetto rotondo, la sua campana azzurra e la sua eterna sicurezza: beato chi così benedice!
Perché tutte le cose sono benedette alla sorgente dell’eterno e al di là del bene e del male; ma bene e male altro non sono che ombre intermedie e umidi triboli e nuvole pigre.
E’ davvero benedizione, non blasfemia, quando insegno: «su tutte quante le cose sta il cielo caso, il cielo innocenza, il cielo accidente, il cielo tracotanza.»”

Chotto