Connessione inevidente è superiore all’evidente

«Il concetto di ‘connessione, armonia’ in Eraclito è all’opposto di quello pitagorico. Per i Pitagorici l’armonia è il risultato positivo cui si perviene da un precedente stato negativo di disarmonia; armonia è riconciliazione, neutralizzazione di fattori precedentemente avversi. In Eraclito, armonia è tensione non risolta, e anche uno stato apparentemente quieto in tanto è armonico in quanto cela il dato positivo del contrasto, della tensione di elementi attualmente in dissidio tra loro.»

– Commento al frammento 54 di Eraclito in “I Presocratici”, BUR, 1991

30 weeks

Time goes by

I giorni passano, Mai sta già preparando il trolley pieno di tutto l’inventario necessario da portare il ospedale (manca ancora parecchio, ma dicono che è sempre meglio essere pronti a tutto), io invece mi aggiro nervosamente per casa e mi sento fondamentalmente inutile.

Mi sono però informato su come funziona la registrazione all’anagrafe (dovremo affrontarne tre di burocrazie: francese, italiana e giapponese) e già mi preparo alla montagna di carte e traduzioni che dovrò presentare.

Sono pronto a tutto ma mi agito come al solito, mentre Mai si aggira serafica.

L’armonia dei contrari regna dunque sovrana tra di noi. Cerchiamo la pace conosci del fatto che aveva ragione Eraclito ed ogni pace è un’illusione! Mai abbassare la guardia. Mai dimenticare i vortici di lava bollente che scorrono appena sotto la crosta terrestre.

Io prendo tutto quello che arriva e vado avanti, senza farmi troppe domande e aspetto fine marzo.

«Per il dio belle sono tutte le cose e buone e giuste, gli esseri umani invece han preso le une per ingiuste, le altre per giuste»

– Eraclito (Frammento 102)

E parlando di cose buone e giuste, guardate questa meraviglia che ho mangiato per pranzo: hamburger bacon e Reblochon (per chi non lo conoscesse è un cremoso e puzzolente formaggio francese dell’Alta Savoia)…

With a good Brooklyn Lager

With a good Brooklyn Lager

Dite quello che volete, ma era eccezionale.

E in fondo, con tutto quello che ci aspetta nelle prossime settimane, mesi ed anni. Alti e bassi, tutto compreso, esisterà sempre il Reblochon a tirarci su, e il pensiero degli splendidi pigiamini del nascituro a mettermi di buon umore (ho sempre il suo nome in testa e ho il terrore di tradirmi e rivelarvelo).

«L’eterno e unico divenire, la totale precarietà di ogni reale che sempre unicamente agisce e diviene e non è, costituisce, come insegna Eraclito, una rappresentazione terribile e sconcertante e strettissimamente affine, nel suo influsso, alla sensazione con cui qualcuno in un terremoto perde la fiducia nella stabilità della terra. Fu necessaria una sorprendente energia per trasferire questo effetto nel suo opposto, nel sublime e nella beata meraviglia. A questo giunge Eraclito osservando il caratteristico andamento di ogni divenire e trapassare.»

«Dalla guerra dei contrari nasce ogni divenire: le qualità determinate che ci appaiono come durevoli esprimono solo la momentanea preponderanza di un lottatore, con ciò tuttavia la guerra non è mai finita, questo lottare si protrae in eterno. Tutto avviene secondo questa contesa, appunto questa contesa manifesta l’eterna giustizia.»

– Nietzsche (La filosofia nell’età tragica dei greci. Capitolo 5)

I tulipani che ho regalato a Mai

I tulipani che ho regalato a Mai

Si va avanti quindi, con la pancia piena e il sorriso, io e Maiko, diversi e per questo compatibili e completi.

Domani però ho promesso a Mai che cucino la fricassea, ci sarà quindi da lavorare.

Segnalo, per concludere, che proseguendo le mie lezioni di francese e la mia insegnante mi ha dato oggi, come compiti, da scrivere un tema su: “i personaggi di Clint Eastwood, e l’eterna domanda ‘au nom de quoi l’individu peut-il mettre en œuvre sa propre loi, aux dépens de celle que lui impose l’autorité?'”. 

Visto che con il mio francese riesco ancora a malapena a comprare frutta e verdura al mercato, sarà un bel divertirsi.

Se avete suggerimenti li accetto, altrimenti non mi resterà che lanciarmi in una nelle mie solite disquisizioni senza senso. In fondo è sempre quella la mia arma…

«Sconcertare, sbigottire l’avversario con sproloqui privi di senso. Se ora, in cuor suo, egli è consapevole della propria debolezza, se è abituato a sentire cose che non capisce, e tuttavia a far come se le capisse, si può impressionarlo propinandogli con aria seria una scemenza che suona dotta o profonda, di fronte alla quale gli vengono meno udito, vista e pensiero, e spacciarla come la prova più incontestabile della propria tesi»

– Schopenhauer (L’arte di ottenere ragione. Stratagemma n.36)

Buon fine settimana a tutti!