Pumpkins & Paper

Sono occupato a far le valigie e a cercare sulle guide una buona strada per arrivare a Vipiteno, godendomi paesaggi e ristorantini!

Intanto però pubblico le foto dei volumoni cartacei che finalmente stamattina sono arrivati a casa.
Dopo due anni di attesa, finalmente il nuovo Murakami!
Visto poi che il kindle non ce l’ho ancora mi godo il profumo della carta.
Vi assicuro però che pesano quintali (questo non mi bloccherà certo dall’infilarli in valigia lo stesso).

Prima di partire però vi lasci con il pane di Halloween preparato dai Mai!
Che fantasia che ha…

Finalmente Haruki Murakami & Steve Jobs, insieme

La mia pila di libri cresce sempre di più

ed infine per il palato, gli “orrori” di Mai…

Pumpkins & Ghosts

Visto che…

…imperversa ormai la pioggia invernale,
il riscaldamento a casa sembra non voler funzionare e sono costretto a far la doccia con l’acqua fredda,
il lavoro continua a sommergermi ogni giorno di più,
la vita è breve…

Ho deciso di regalarmi un paio di meritati giorni di relax!!

Ebbene sì, il 29 si parte.
Tra canederli, funghi, speck, saune e Alpi ecco quello che aspetta me e Mai (link)!

Un po' di pace!

Non vedo l’ora!!!

Small Flowers Crack Concrete

“Le cose che ammiriamo negli uomini, la bontà, la generosità, la franchezza, l’onestà, la saggezza e la sensibilità, sono in noi elementi che ci portano alla rovina. Le caratteristiche che detestiamo, la furberia, la cupidigia, l’avarizia, la meschinità, l’egoismo portano al successo e mentre gli uomini ammirano le prime di queste qualità, amano il risultato delle seconde.”

– John Steinbeck (in “Cannery Row”)

Passeggiando per le vie di Milano

Il pesante cielo grigio ha finalmente ripreso il suo potere in questa vecchia città, io sto in casa al caldo aspettando la polizia (esatto, la polizia!) che stamattina verrà qui a verificare se io e Mai siamo veramente sposati… Ebbene sì, è giapponese e non si fidano troppo. Forse offrirò loro un caffè e gli farò vedere i nostri spazzolini da denti romanticamente vicini sul lavandino del bagno.
Chissà se ci faranno qualche domanda a trabocchetto come nei film americani sulla Green Card…

Se dovessero mettermi in difficoltà io ho come arma la nuova torta di Mai chiamata “Amor Polenta”

Ingredienti vari

Non penso che nessuno potrebbe resistere a tanta dolcezza.

La citazione di questa settimana è dovuta però ad altri eventi recenti che mi portano (come purtroppo spesso accade) a dubitare delle regole del gioco a cui siamo tenuti a partecipare tutti i giorni.
Quale la direzione da prendere? Quali le scelte da fare? Come uscire dall’empasse?

“In generale noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per una infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L’uscirne è due volte difficile.”

– Thoreau (in “Walden, Conclusione”)

Mentre rifletto sul come districare i nodi, aggiungo un po’ di amici al blogroll qui di fianco e compro due biglietti per il concerto del grande Thurston Moore, dei newyorchesi Sonic Youth, che sarà a Milano al Teatro dal Verme il 9 dicembre.

Io quindi sorseggio il mio caldo cappuccino, aspetto il Commissario e ascolto un po’ di incantevoli chitarre distorte.

Appena sfornato

Sweet winter snow!

Amor Polenta

Ferragus, barbera e le pulizie di fine anno

Maiko è alacremente occupata in questi giorni nelle pulizie di casa di fine anno…
Si, lo so, siamo solo ad ottobre e casa nostra ha solo due stanze, ma come sapete ho ormai da tempo smesso di cercare di capire tutto dei giapponesi e a contraddirla non ci penso nemmeno!
Tutto poi adesso in casa è bello e ordinato e i miei libri, di solito accatastati in ogni angolo disponibile, finalmente riposano sereni e spolverati sulla libreria in salotto.

Io sono alle prese con il cambio di stagione e osservo silenzioso vaghi sviluppi lavorativi che potrebbero addirittura portarmi a fare un salto a Parigi il mese prossimo (il tutto è ancora vago e fumoso per cui tengo le dita incrociate e faccio finta di niente).

Per prepararmi mentalmente però stasera ho aperto una bottiglia di buon vino rosso e inizio le prime pagine di un buon Balzac…

Visto che è quasi l’ora di cena pubblico anche le foto di una sorpresa di Mai degli ultimi giorni. Un piatto nipponico chiamato KAKUNI. Le immagini parlano da sole, credo.

Spuntature fatte rosolare e poi cuocere lentamente per 4 ore

Morbidissimo pane preparato in casa e cotto al vapore

Infine l'aggiunta di cime di rapa

Il piatto finito!

Post… crisi

Eccomi di ritorno dal convegno.
L’impressione che ne riporto a casa è soprattutto quello di un dilagante “intellectual hazard“, ovvero quello che qualcuno più in gamba di me ha definito come: the tendency of behavioral biases to interfere with accurate thought and analysis within complex organizations. Intellectual hazard impairs the acquisition, analysis, communication and implementation of information within an organization and the communication of such information between an organization and external parties. 

Tutti questi geniali accademici ragionano e disquisiscono arrivando a soluzioni che sono basate però su un set limitato di ipotesi di partenza. Non sarebbe mica sbagliato (è in fondo il metodo scientifico), ma il problema è che vista l’estrema complessità del problema qualcuno trova utile prendere quelle soluzioni e applicarle, così come sono,  al mondo reale, che tanto semplice non è….

Ma vabbè, io sento già i profumi delle frittelle di fiori di zucca che mi sta preparando Mai!

Quindi vi lascio con un paio di foto del riposo ieri al parco, e un’ultima citazione dallo splendido Orwell (l’ho finito ieri, quindi no problem, dalla prossima volta vi annoierò con altro)

Maiko in the green

Chotto daydreaming

My playful feet

“E’ come se ci fosse una differenza fondamentale fra i mendicanti e la gente normale che lavora. I mendicanti sono una razza a parte, messa al bando come i criminali. La gente «normale» lavora, i mendicanti non «lavorano»; sono parassiti, per loro stessa natura privi di ogni valore. Si dà per scontato il fatto  che un mendicante è una mera escrescenza sociale, tollerata perchè viviamo in tempi umani, ma fondamentalmente spregevole.

Eppure se si considerano le cose attentamente, si constata che non esiste una differenza sostanziale fra il modo di guadagnarsi la vita del mendicante e quello di innumerevoli persone rispettabili. I mendicanti non lavorano, si dice: ma poi, cos’è il lavoro? Lo sterratore lavora brandendo il piccone, il contabile lavora sommando cifre; il mendicante lavora stando in piedi all’aperto col bello e col cattivo tempo […] E’ un mestiere come tutti gli altri; del tutto inutile, naturalmente, ma in fondo molti mestieri onorati sono del tutto inutili. E come tipo sociale il mendicante può essere paragonato, con suo vantaggio, a decine di altri. Lui è onesto in confronto a chi vende gran parte delle specialità farmaceutiche, di pensiero elevato in confronto al proprietario di un giornale della domenica, amabile di fronte a chi vende merce a rate. […] 

Si impone allora questa domanda «perché i mendicanti sono disprezzati?». Io credo che dipenda semplicemente dal fatto che non riescono a guadagnare abbastanza per vivere decorosamente. In pratica a nessuno interessa se un lavoro è utile o inutile, produttivo o parassitico: l’unica cosa richiesta è che sia redditizio. Il denaro è diventato il banco di prova del valore. In questa prova i mendicanti falliscono,  e per questo sono disprezzati. Un mendicante, considerato realisticamente, è semplicemente un uomo d’affari che, come altri uomini d’affari, si guadagna la vita come capita. Egli non ha perduto l’onore più di quanto l’abbiano perduto la maggior parte degli uomini moderni: ha solo commesso l’errore di scegliere un mestiere col quale è impossibile diventare ricco.”

Acronimi e Sapori

Giorni di lavoro troppo indaffarati. Tra presentazioni, normative, deployment, spread, tassi, CRD IV, Pillar II e varie altre parole e sigle di scarso se non nullo significato… io non trovo il tempo di godermi queste ultime giornate di sole e leggere il mio bel libro (ho cominciato solo le prime pagine di “Senza un soldo tra Londra e Parigi” di Orwell ma penso  dovrò aspettare il weekend per riprenderlo in mano).

Mai però, in attesa del viaggio in Giappone che la aspetta per Novembre (le ho finalmente comprato il biglietto) mi consola con i primi piatti invernali di cui pubblico le foto.
Io li mangio ancora in bermuda e t-shirt. Però sono meravigliosi.

Gli ingredienti per una lunga cottura

Quattro ore a fuoco lento (con manzo e tanto vino rosso)

... e infine eccoli nel coccio toscano per cena

Ieri invece cena giapponese.

Funghi Pleurotus pulmonarius (hiratake in giapponese)

Riso, ciotola e anche i tovaglioli regalatici da Natsuki e Youko

Cena con zuppa di miso, riso e melanzane fritte

P.S. Ovviamente anche le foto (e non sono i piatti) sono merito di Mai!

Vegetables

Una domenica di splendida ininterrotta pioggia.
Io mi perdo nella lettura dei labirinti di Borges mentre Mai cerca di salvare dal nubifragio le poche piante che sono sopravvissute all’arsura dell’estate.

Strana legge del contrappasso anche per i vegetali.

Parlando di verde mi sembra giusto segnalare un paio di casi particolari. Iniziamo dalle carote che abbiamo comprato ieri.
Qualcuno nota qualcosa di strano?

Black carrots

Ecco appunto.
Comunque ho letto che pare siano più dolci e buone, e che le carote arancioni siano in realtà una moda moderna visto che gli antichi romani ne mangiavano solo di bianche o viola.
Per ora non le ho ancora mangiate, ma vi farò sapere.

Altra cosa strana l’ho notata comprando per Mai un paio di scarpe da sera nel tempio montenapoleonico della moda milanese.
Ecco cosa ho trovato nella scatola.

Modern shoes

La stilista è Stella McCartney.

Con un amaro sorriso mi sono chiesto se papà Paul e zio John si sarebbero mai immaginati questa conclusione della rivoluzione hippy degli anni ’60. Vabbè. Andremo alla Scala il 12 sapendoci puri ed eco-friendly!

Mentre fuori continua a diluviare io pubblico un po’ di foto dei ricordi alimentari che ci siamo portati dietro dalla Maddalena e che rendono un po’ meno amaro questo rientro in città.

Miele sardo, pane carrasau e lorighittas (pasta fatta a mano)

Sospiri alle mandorle e cioccolato fondente

e infine, giusto per non essere accusato di non far mai niente in cucina, eccomi impegnato a fare ravioli cinesi (ovviamente dietro strettissima supervisione di Mai).

Chotto ai fornelli