First times

Scorrazzo Saku in giro per Roma, orgoglioso di fargli vedere da dove viene il suo papà;dove è nato e cresciuto. Cerco di farlo sentire a casa in questa splendida città.

Io faccio del mio meglio, ma devo ringraziare veramente tutte le persone gentili che incontriamo e che rendono il compito molto più facile. Dal barista che ogni mattino gli regala una lingua di gatto, all’amico Peppe che lo tratta come un figlio, perfino il venditore di palloncini a Piazza Navona.

Tanti primi incontri e prime esperienze in questi giorni. Incluso anche il primo giro in altalena della sua vita…

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L’attesa

Oggi è una di quelle domeniche fredde e indolenti, dove prevale l’insofferenza e la voglia di mollare tutto e scappare.

Nulla sembra quadrare e il lunedì incombe come una pesante nube minacciosa.

In queste settimane di corse di lavoro mi sembra di non avere più tempo per le cose importanti e di assomigliare sempre di più tristemente ai “borghesi parigini” descritti da Balzac:

“Senza bere l’acquavite come l’operaio, senza avvoltolarsi nel fango dei bassifondi, pure tutti vanno oltre le loro forze, tendendo oltre misura corpo e anima, disseccandosi nei desideri, sfibrandosi in corse precipitose. In essi la torsione fisica si compie sotto la sferza degli interessi, sotto il flagello delle ambizioni che tormentano le classi elevate di questa mostruosa città, allo stesso modo che quella dei proletari si è svolta sotto il crudele bilanciere delle elaborazioni materiali continuamente volute dal dispotismo dell’io voglio aristocratico. Anche là dunque per obbedire a questi due supremi padroni che sono l’oro e il piacere, bisogna divorare il tempo, incalzarlo, trovare disponibili più di ventiquattro ore al giorno, snervarsi, uccidersi, vendere trent’anni di vecchiaia per due anni di riposo illusorio.”

Mi consolo come al solito con i sogni.

Se guardo il calendario mancano ormai solo una quarantina di giorni alla partenza per Tokyo.
Lo so che è solo una fuga illusoria, ma pur sempre una fuga rimane.

Chiudo gli occhi, stringo i denti e aspetto fiducioso.

Nel frattempo vi regalo quindi una foto a me molto cara di uno dei primi viaggi in oriente con l’amico Peppe ormai tanti anni fa.
Eravamo più giovani, ma dentro non siamo cambiati.

Friends

E visto che il tema di oggi è l’attesa (ma forse l’attesa non è il tema di tutte le nostre vite?) non resisto e riporto queste righe di Melville (non vi preoccupate, sono a pagina 320, tra un po’ smetterò di tediarvi con Moby Dick).

“E ancora: come la calma profonda che soltanto in apparenza precede e predice la tempesta è forse più spaventosa della tempesta stessa, poiché di fatto essa è soltanto l’involucro, la busta della tempesta, e la contiene dentro di sé come il fucile apparentemente innocuo contiene la polvere, la pallottola e l’esplosione fatale, così l’aggraziato riposo della lenza, dov’essa silenziosamente s’abbiscia in mezzo ai rematori prima che venga messa in azione, quest’immobilità incute più reale terrore di qualunque altra parvenza nella pericolosa faccenda. Ma che più? Tutti gli uomini vivono ravvolti in lenze da balena. Tutti sono nati con capestri intorno al collo; ma è solamente quando vengono presi nel rapido, fulmineo giro della morte, che i mortali diventano consci dei muti, sottili, onnipresenti pericoli della vita. E se voi foste un filosofo, sebbene seduto in una lancia baleniera non sentireste in cuore un briciolo di terrore più che seduto davanti al vostro fuoco serale con un attizzatoio, e non un rampone, accanto.”

Tokyo Christmas (years ago)

L’albatro

Post di oggi dedicato al fraterno amico Peppe, sbarcato stamattina con le Aerolineas Argentinas a Buenos Aires.
Da solo con il suo Mac Book Air e il suo Moby Dick nello zaino. Pronto per la seconda esplorazione della Patagonia in poco più di un anno e mezzo.

Ringrazio per i messaggi che trova il tempo di mandare, nelle sue solitarie peregrinazioni, e aspetto aggiornamenti.

Intanto, proprio da Moby Dick, gli dedico questo passaggio. A lui che dell’arte di viaggiare ha fatto lo scopo di una vita, un’eterna ricerca di qualcosa di effimero e sfuggente tra insidie, dubbi e mille intemperie.

“Il giro del mondo! C’è molto in queste parole che ispira sentimenti d’orgoglio; ma dove conduce tutta questa circumnavigazione? Soltanto, attraverso innumerevoli pericoli, a quello stesso punto donde si è partiti, dove quelli che abbiamo lasciato indietro al sicuro sono stati avanti a noi tutto il tempo.
Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma nell’inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota innanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.”

– H. Melville (Moby Dick, Capitolo LII – trad. Cesare Pavese)

Wings

Anno nuovo

Come potete immaginare non sono giorni facilissimi.
Le giornate passano pienissime di impegni e di pensieri mentre devo chiudere la casa a Roma in cui viveva mia madre, frugando tra vecchi vestiti, ricordi, foto, piatti e mille cose del passato della mia famiglia.
Corro avanti e indietro tra Milano e Roma per chiudere due case e con esse, simbolicamente, anche tutto il mio passato.
La prossima partenza per Parigi assume quindi sempre più l’apparenza di un nuovo inizio, salpando verso l’ignoto senza porti di casa a cui tornare.
Mi preparo al meglio in questo poco tempo che rimane e ringrazio di cuore il preziosissimo aiuto di Mai, dell’amico Peppe (senza il quale sarei perso) e del trio Nano, Laura e piccola Elena che in tutto questo sono riusciti anche a farmi passare una tranquilla serata di Capodanno in piacevolissima compagnia.

Non vuole però essere un post triste. Ammetto che frugando nei vecchi cassetti ho trovato delle perle di assoluto valore che da preziosi cimeli mi porterò dietro nel mio viaggio.
E’ difficile scegliere, ma inizio dalla mia prima pagella di quando avevo 4 anni.
C’è una bellissima descrizione del piccolo Chotto. Leggo il “quadro psicologico” con cui mi avevano descritto, e confesso di sentirmi uguale ad allora.

Pre-school Chotto

Di seguito le foto del 31. Con un sincero grazie a tutti e cinque gli amici presenti.

Chotto e la piccola Elena

La passione per la lettura inizia presto

Un ottimo inizio d'anno

A bordo campo

Ho Peppe ancora stravaccato sul divano a digerire il lauto pasto di Mai e a ripensare all’utile punto portato a casa ieri sera.

Prima di riaccompagnarlo verso Linate pubblico qualche testimonianza delle weekend milanese in sua compagnia.

Sempre onore al fratello Peppe.

Cosa non si farebbe per vedere la Roma (nonostante i divieti)

Chotto e Peppe a passeggio in galleria

Convivio (focaccia con le olive, ricotta, pomodori e cipolle)

Peppe ormai di casa sul Naviglio Maggiore

Dubbio

Mi è venuta l’idea che forse Peppe non viaggi per niente.
Avrà a casa una serie di sfondi dipinti ed usa quelli.
L’espressione, gli occhiali da sole e direi anche i vestiti mi sembrano gli stessi sempre… Spero di sbagliarmi

Pan di zucchero