Mobiles and snowflakes

“How can art be realized?

Out of volumes, motion, spaces bounded by the great space, the universe.
Nothing at all of this is fixed.

Each element able to move, to stir, to oscillate, to come and go in its relationships with the other elements in its universe.

It must not be just a fleeting moment but a physical bond between the varying events in life.

Not extractions,
But abstractions

Abstractions that are like nothing in life except in their manner of reacting.”

– Alexander Calder

 

L’avrete capito dalla citazione, oggi – vista la neve e il vento freddo – abbiamo deciso di rifugiarci nel bellissimo Centre Pompidou ad ammirare (gratis) la sua collezione di arte moderna.

Chotto, installazione semi-mobile

La coda era lunga ma veloce e in fondo guardare i bambini che giocavano con la neve nell’attesa di entrare ha reso anche il gelo più sopportabile.

Davanti al Centre Pomidou: ovvero Calder, Parigi, e la gente come formichine in attesa

Venendo da una famiglia di mercanti d’arte, in fondo in questi posti mi sento sempre a casa. Visto che tra i lettori di questo blog c’è anche mio padre, convincetelo a prestarmi qualche altra bella opera per arredare la nuova casa parigina…! Ovviamente con l’occasione lo ringrazio per quelle che già gli abbiamo già rubato e ci tengono compagnia ogni giorno.

Installazione

La rappresentazione dell'arte

Chair

I colori di Kandinsky

Maiko

Anche lo stomaco ha bisogno di qualcosa. Quindi ecco Chotto in breve pausa di ristoro

Tortillas and black coffee

La giornata è stata bella.
Per festeggiare, sulla strada del ritorno a casa, mi è sembrato giusto prendere qualcosa per stasera…

Torta ai tre cioccolati (con lampone)

Golden dreams

Eccomi di ritorno dopo aver attraversato mezza Italia in treno.
Ancora ho in testa i profumi della famiglia e i rimorsi per essere ripartito. Per non pensarci guardo avanti, mangio le meravigliose melanzane alla parmigiana che mi ha lasciato Mai e organizzo i due viaggi a Parigi e Londra che mi aspettano tra pochi giorni.

La valigia la farò all’ultimo, ma iniziando dal primo viaggio che mi aspetta, ho già segnato l’indirizzo di un paio di negozietti dove nel weekend potrò fare scorta di foie gras… Qualche formaggio anche ci starebbe benissimo, ma chissà che non mi buttino fuori dall’aereo. Ci proverò lo stesso, perché a Parigi tutto è magico, diverso… o forse no?

«A Parigi nessun sentimento resiste all’evidenza delle cose, che spingono a una lotta che travolge ogni passione: l’amore non è che desiderio, l’odio velleità: l’unico parente è il biglietto da mille franchi, l’unico amico il Monte di Pietà. […] Tutto vi si tollera, il governo e la ghigliottina, la religione e il colera. Chi domina dunque in questo paese senza leggi morali, senza fede, senza sentimento, ma dal quale partono e in cui si riversano tutti i sentimenti, tutte le fedi e le leggi morali? L’oro e il piacere! Lasciatevi guidare da queste due parole e percorrete questa grande gabbia di stucco, questo nero alveare, seguendo i meandri dell’ossessione che tutto agita, solleva, affatica.»

– Balzac (in “La ragazza dagli occhi d’oro”)

Con Mai a Parigi, nel bianco e nero di qualche anno fa

Pumpkins & Paper

Sono occupato a far le valigie e a cercare sulle guide una buona strada per arrivare a Vipiteno, godendomi paesaggi e ristorantini!

Intanto però pubblico le foto dei volumoni cartacei che finalmente stamattina sono arrivati a casa.
Dopo due anni di attesa, finalmente il nuovo Murakami!
Visto poi che il kindle non ce l’ho ancora mi godo il profumo della carta.
Vi assicuro però che pesano quintali (questo non mi bloccherà certo dall’infilarli in valigia lo stesso).

Prima di partire però vi lasci con il pane di Halloween preparato dai Mai!
Che fantasia che ha…

Finalmente Haruki Murakami & Steve Jobs, insieme

La mia pila di libri cresce sempre di più

ed infine per il palato, gli “orrori” di Mai…

Pumpkins & Ghosts

Small Flowers Crack Concrete

“Le cose che ammiriamo negli uomini, la bontà, la generosità, la franchezza, l’onestà, la saggezza e la sensibilità, sono in noi elementi che ci portano alla rovina. Le caratteristiche che detestiamo, la furberia, la cupidigia, l’avarizia, la meschinità, l’egoismo portano al successo e mentre gli uomini ammirano le prime di queste qualità, amano il risultato delle seconde.”

– John Steinbeck (in “Cannery Row”)

Passeggiando per le vie di Milano

Il pesante cielo grigio ha finalmente ripreso il suo potere in questa vecchia città, io sto in casa al caldo aspettando la polizia (esatto, la polizia!) che stamattina verrà qui a verificare se io e Mai siamo veramente sposati… Ebbene sì, è giapponese e non si fidano troppo. Forse offrirò loro un caffè e gli farò vedere i nostri spazzolini da denti romanticamente vicini sul lavandino del bagno.
Chissà se ci faranno qualche domanda a trabocchetto come nei film americani sulla Green Card…

Se dovessero mettermi in difficoltà io ho come arma la nuova torta di Mai chiamata “Amor Polenta”

Ingredienti vari

Non penso che nessuno potrebbe resistere a tanta dolcezza.

La citazione di questa settimana è dovuta però ad altri eventi recenti che mi portano (come purtroppo spesso accade) a dubitare delle regole del gioco a cui siamo tenuti a partecipare tutti i giorni.
Quale la direzione da prendere? Quali le scelte da fare? Come uscire dall’empasse?

“In generale noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per una infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L’uscirne è due volte difficile.”

– Thoreau (in “Walden, Conclusione”)

Mentre rifletto sul come districare i nodi, aggiungo un po’ di amici al blogroll qui di fianco e compro due biglietti per il concerto del grande Thurston Moore, dei newyorchesi Sonic Youth, che sarà a Milano al Teatro dal Verme il 9 dicembre.

Io quindi sorseggio il mio caldo cappuccino, aspetto il Commissario e ascolto un po’ di incantevoli chitarre distorte.

Appena sfornato

Sweet winter snow!

Amor Polenta

Stay hungry, stay foolish

Il mio primo Mac risale al 1998. Erano i tempi dell’Università e ricordo ancora il giorno in cui ho fatto la “follia” di comprarmi lo splendido iMac G3 color Bondi blue che era forse il primo computer senza floppy disc.
Da allora nel passare delle generazioni i prodotti Apple hanno sempre fatto parte della mia vita (e permettono anche la stesura di questo blog).

Mi sembra quindi giusto unirmi al saluto a Steve Jobs.

Questo discorso fatto a Stanford l’avranno ormai letto tutti, ma il link lo voglio segnalare lo stesso.

il mio primo Mac (che ancora ho a casa a Roma)

It’s ok to eat fish (‘cause they don’t have any feelings)

“Il fatto che io esisto prova che il mondo non ha alcun senso”

– E. Cioran

Ho notato in questi giorni che su iTunes sta uscendo una versione “super deluxe” (il nome orrendo l’hanno deciso loro, mica io) di Nevermind dei Nirvana per celebrare i 20 anni dalla sua pubblicazione. Penso che qualche riflessione sia d’obbligo.

“Che il mondo abbia permesso un esemplare della mia fatta prova soltanto che le macchie sul cosiddetto sole della vita sono così estese che finiranno per nasconderne la luce.”

Insomma sono passati vent’anni, venti (!) da quando per la prima volta ho ascoltato versi splendidi e apparentemente privi di senso come i seguenti:

Ancora adesso però, nonostante io abbia nel frattempo messo su casa e famiglia e vada ogni giorno a lavorare in giacca e cravatta, penso Kurt avesse capito tante cose.

“La vita non resiste alle alte temperature. Così sono giunto alla conclusione che gli uomini più tormentati, il cui dinamismo interiore raggiunge il parossismo, incapaci di rassegnarsi alla tiepidezza abituale, sono votati al crollo. Nello sfacelo di quanti vivono in regioni insolite si ritrova l’aspetto demoniaco della vita, ma anche la sua insufficienza, il che spiega come mai essa sia il privilegio dei mediocri. Solo costoro vivono a una temperatura normale, gli altri si consumano a temperature a cui la vita non resiste, in cui non si riesce a respirare se non stando con un piede al di là di questa.”

Trattandosi di una grande ricorrenza storica, questa settimana le mie riflessioni sono state dedicate alla ricerca di una svolta, rivolta, rivoluzione! Ingrediente essenziale era la Motivazione (quella con la M maiuscola) che da troppi mesi ormai mancava trascinandomi in un noioso e vorticoso paludone esistenziale.

Magari forse anche solo per il rispetto verso Kurt, un tentativo insomma glielo dovevo.

In parte penso abbiano influito due episodi – al limite banali, ma non per questo meno importanti – avvenuti in settimana, ovvero un colloquio avuto in piedi, per mezz’ora, nel reparto dvd per bambini di Ricordi (ebbene sì) e un breve video visto su youtube (link) intitolato “The surprising truth about what motivates us”

“Se solo potessi portare il mondo intero all’agonia per purificare le radici stesse della vita! Le incendierei con fiamme ardenti e insinuanti, non per distruggerle ma per dar loro una linfa e un calore diversi. Il fuoco che appiccherei al mondo non porterebbe alla rovina, ma a una trasfigurazione cosmica, essenziale. Così la vita si abituerebbe alle alte temperature, e non sarebbe più un ricettacolo di mediocrità.”

Insomma l’epifania emersa da quei due eventi era che le motivazioni in fondo si trovano: (1) nella gioia di saper fare bene qualcosa, (2) nel farla in autonomia e non perché qualcuno ci dice di farlo, e infine (3) nel fare qualcosa che abbia un qualche scopo che non sia il mero inseguire un euro in più (tanto non basteranno mai comunque… questo l’ho capito da tempo).

In fondo lo sappiamo tutti

Per quanto la lezione sia semplice e ovvia, io ci rifletto su e prometto a Kurt che ci provo.
In fondo non è così difficile che mi vada meglio di molti miei eroi… La base di partenza è buona!

  • Eschilo (tartaruga in testa)
  • Socrate (cicuta)
  • Seneca (taglio delle vene + cicuta)
  • Nietzsche (manicomio)
  • Hemingway (fucile)
  • Kurt (fucile)
  • Kerouac (whiskey)
  • Tupac (sparatoria)

Io mi sento già meglio e vedo tutto più chiaro, quindi mangio allegramente un po’ degli ottimi cioccolatini che ho comprato per allietarmi il weekend, mi preparo per l’invito a cena di stasera, e riascolto Nevermind che è sempre uno splendido album… Mi dispiace care, nuove generazioni, ma voi un Kurt non ce l’avete.

Anche il cioccolato è un buon motivatore

Autoritratto con alchechengi

Mi sono sempre piaciute le mappe, più ancora dei viaggi.
Forse per l’illusione di verità che creano, per l’ordine che sembrano imporre al caos dell’universo.
Mi ci sono sempre perso, in lunghi pomeriggio oziosi, pur sapendo che sono anch’esse imperfette e limitate come tutto quello che pensiamo di sapere e capire.

Da quando avevo iniziato i miei mi ero messo a studiare cartografia. Avevo letto libri su libri, parlato con topografi e cartografi e provato ad afferrare i rudimenti delle diverse tecniche di proiezione – azimutale, gnomica, pseudoconica. Il linguaggio della geodesia suonava come una lingua magica.

Prima di diventare una scienza da campo, la cartografia era stata un’arte: fu questa la prima cosa che capii. Oggi la si ritiene, in genere, una scienza quasi esatta, che ambisce a eliminare la soggettività della rappresentazione di un dato luogo. E’ una presunzione difficile da accantonare, perché siamo abituati a fare assegnamento sulle mappe, a credere fiduciosamente ai dati che ci presentano. Ma nelle sue espressioni premoderne la cartografia era un’attività che fondeva conoscenza e supposizione, che raccontava storie di luoghi, che nelle proiezioni lasciava spazio alla paura, all’amore, alla memoria e allo stupore.  

In linea di massima possiamo dire che esistono due tipi di carte: la griglia e il racconto. Una mappa a griglia applica un’astratta rete geometrica su uno spazio, all’interno del quale ogni elemento o entità può essere coordinato. L’invenzione della mappa a griglia, più o meno coeva alla nascita della scienza moderna del XVI secolo, conferì una nuova autorità alla cartografia. La forza delle mappe a griglia risiede nella capacità che hanno di localizzare qualsiasi oggetto o individuo all’interno di una totalità astratta di spazio. Ma la loro virtù è anche il loro limite: rischiano di ridurre il mondo unicamente a un insieme di dati, registrano lo spazio indipendentemente dal suo essere.

(Robert Macfarlane – Luoghi Selvaggi, Capitolo settimo)

Take your road and don't look back

Oggi pranzo da Luca e Andrea sui navigli per cercare di riprendere un po’ di quel tempo e di quella pace che in queste settimane sembrano andati persi in un vortice di eventi.

Abbiamo mangiato bene, io pollo e Mai bistecca, e pure in buona compagnia ornitologica e non solo visto che abbiamo gentilmente aiutato due turiste giapponese in gravi difficoltà con il menù..

Uno dei nostri ospiti a pranzo

Comunque, come già detto, bisogna guardare avanti e non indietro.

Nella passeggiata durante il ritorno a casa sono anche riuscito a prendere un paio di volumi sul pittore austriaco Schiele che adesso sfoglio felice a casa, lottando contro il caldo estivo.

La fiducia in sé è il fondamento del coraggio, il pericolo ha un fascino particolare per chi abbia fiducia in sé; uomini dotati di fantasia diventano facilmente degli avventurieri. Il desiderio di mettere alla prova la propria forza, si superare le difficoltà, dona coraggio, come la spavalderia della giovinezza. Il coraggio è la disposizione dell’animo ad andare incontro al pericolo riflettendo. Il coraggio è la prima idea di virtù comprensibile al figlio della natura.

(Egon Schiele, lettera allo zio Leopold Czihaczek – 5.3.1909)

Orzo e riso con radicchio, vino rosso e scamorza affumicata

Domani mattina si va presto da IKEA per comprare piatti, posate, bicchieri e padelle per la nostra “nuova” casetta alla Maddalena.
La partenza si avvicina e dobbiamo iniziare a organizzarci.
Finalmente quella casetta è nostra ed è anche ora che iniziamo ad occuparcene, oltre che a pagarci sopra le tasse…