Ricostruzione teoretica di un oggetto immaginario

Di passaggio a Milano per un paio di giorni. Cerco di riconciliare l’immagine odierna della città con quella che emerge dai ricordi degli anni passati qui.

Noto una strana rassegnazione disfattista nei discorsi del tassista che stride con la notoria, roboante, efficienza e sfrontatezza meneghina. Il sole batte forte sui cantieri aperti per l’Expo (qui tutto sembra ancora in costruzione, a metà strada, rumoroso e disordinato) e mangiando un gelato mi aggiro curioso come un turista.

Cerco volti familiari, sicuro di trovarmene davanti ad ogni angolo di strada, ma niente. Che siano tutti scomparsi, o che io me le sia solo sognati?

Il dubbio mi rimane e mi rintano quindi in albergo, aspettando una pizza stasera con un caro amico. Sperando che almeno quello mi faccia sentire a “casa” (scusate le virgolette, ma non avrei mai immaginato di chiamare ‘casa’ Milano. Eppure in fondo lo è stata, e le sarò sempre grato dell’accoglienza).

2 thoughts on “Ricostruzione teoretica di un oggetto immaginario

  1. @trentazero penso sia normale ed inevitabile. Si cambia, si evolve e il ritorno nei luoghi di una vita precedente ha sempre l’effetto di una macchina del tempo. Gli oggetti, i rumori e i profumi sono gli stessi ma non noi che li guardiamo.
    Quando ho lasciato l’Italia in fondo sapevo che era probabilmente una strada senza ritorno. Tornare a vivere nel passato e’ una cosa che forse sognamo di notte, ma che consciamente non sceglieremmo mai di fare.

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