Federico II e la (mia) paternità

Nel Medio Evo pare non fosse cosa insolita per un padre passare ai ferri un figlio ribelle che tentava di toglierli il potere. Un buon esempio è Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e prima ancora Re dei Romani che fece fare una brutta fine al figlio Enrico VII di Hohenstaufen.

Io penso però che allora non fosse comune per un Imperatore cambiare pannolini, giocare ginocchioni con le costruzioni e girare per ore al gelo invernale con il passeggino per far dormire il proprio pargolo.

Certe cose fanno bene, me ne sono convinto.

Creano legami, amicizia, dai diciamolo: amore.

Passano i mesi e Saku sempre di più mi sorride con i meravigliosi cinque denti che ha. Quando gli faccio il bagno alla sera, lui gioca sereno con le sue paperelle gialle e si fa insaponare dolcemente. Alla sera quando è stanco, si sdraia su di me e fa dei divertentissimi sospiri. Tutte le fatiche del giorno si dimenticano in un attimo.

Prometto che non lo sbatterò mai nelle segrete di qualche castello.

Anche se dovesse cercare un giorno di togliermi il titolo di Imperatore, penso che finirei per chiudere un occhio, perché a due fossette come le sue si perdona proprio tutto.

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It could best be felt when it could not clearly be seen

Diario di bordo. 9 mesi e 17 giorni di viaggio.

Saku ormai segue con una certa regolarità il seguente ritmo:
– sveglia alle 6:30
– ricca colazione con riso, verdure, carne o pesce è un po’ di latte
– riposino di un’ora verso le 9:00
– pranzo alle 11:00
– altre due ore di sonno verso le 13:00
– bagno alle 17:30 seguito da cena
– nanna alle 20:00-20:30 (se ci va bene ininterrotta fino alla mattina, ogni tanto con uno o due risvegli con pianto). Da sottolineare che dorme tutte le notti in camera sua nel suo letto ormai da un paio di mesi a questa parte.

A voi questi dettagli interesseranno poco, ma il blog serve anche a me per ricordare le tappe confuse di questa Odissea.

Gli eventi salienti di questa settimana sono i primi passi in solitario. Appoggiato ad una scatola o ad un giocattolo, certamente, ma senza il nostro aiuto si è fatto tutto il corridoio di casa (con tanto di video a dimostrarlo).

E io è Maiko?

Maiko tiene botta con ammirevole forza. Sorride, gattona in giro per la casa con Saku, cucina per tre, aggiorna il suo blog alla sera, e fa sentire me e Saku molto fortunati.

Io sgobbo in ufficio e, dopo in intenso 2014, mi preparo ad 2015 che si promette ancora più impegnativo. Mi destreggio tra le differenze culturali di colleghi italiani, francesi, olandesi, irlandesi e scozzesi (siamo un bislacco gruppo di 6 a stretto contatto ogni giorno) e faccio fronte a scadenze che si fanno più pressanti ogni giorno.
Visto che ormai i miei ritmi e i miei impegni sono dettati da normative e testi di legge, trovo quindi atta la sentenza che ho trovato questa settimana nel mio libro di Balzac:

“La giustizia ha le sue vittime, come la medicina: nel primo caso si muore per la società, nel secondo per la scienza”

Ma andiamo alle cose serie, la splendida faccia di Saki che dorme. Nulla di più bello esiste al mondo.

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Da Parigi

In tanti ci hanno scritto per sapere come stiamo. Li ringrazio tutti e confermo che tutto è tranquillo da noi.
Guardando i telegiornali probabilmente immaginate una Parigi paralizzata e in stato di assedio, ma in realtà qui la vita sembra procedere come sempre, a parte qualche cartello “je suis charlie” nelle vetrine dei negozi e qualche poliziotto con metal detector nei centri commerciali.

Forse sarà forza, forse sarà coraggio o forse solo fatalismo e indifferenza. Non lo so.

Noi però per evitare problemi questo fine settimana siamo stati un po’ tranquilli, e avendo un po’ di tempo ho frugato nelle mie scatole di foto.

Godetevi i risultati (quello biondo sono io, crediateci o no).

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Della visione e dell’enigma

«Elle se demanda ce qu’elle allait faire maintenant, cherchant une occupation pour son esprit, une besogne pour ses mains. Elle n’avait point envie de redescendre au salon auprès de sa mère qui sommeillait; et elle songeait à une promenade, mais la campagne semblait si triste qu’elle sentait en son coeur, rien qu’à la regarder par la fenêtre, une pesanteur de mélancolie.

Alors elle s’aperçut qu’elle n’avait plus rien à faire, plus jamais rien à faire»

– Maupassant (Une vie. Capitolo VI)

Domani si torna a casa a Parigi.

In questi giorni Saku ha imparato a fare i primi gradini (ben 6) gattonando, ha approfondito la sua amicizia con il Nano Sganga, Laura e i loro due bellissimi figli. Ha passeggiato tra Piazza Colonna, e Fontana di Trevi in braccio a Peppe, si è scaldato davanti al camino qui in Toscana e ha giocato tra i cipressi con Nemo e Luna.

Io mi sono goduto il tutto, sospeso nell’immobile eternità di Roma e della campagna del Chianti.

Nietzsche mi ha insegnato che in fondo è tutto un eterno circolo senza fine. Situazioni, sensazioni, problemi, gioie, in realtà non fanno che ripetersi e che dunque rincorrere il futuro, o cercare di aggrapparsi al passato, non ha un gran senso.

Meglio imparare a godersi l’istante. Aprire gli occhi, inspirare forte il profumo dei boschi, gustarsi un cappuccino e cornetto alla crema nella mia Capitale, ammirare Saku che sorride con il suo palloncino che dopo 10 giorni non accenna ancora a sgonfiarsi.

Domani si torna. Ma presto saremo ancora qui e questo mi rincuora.

«Guarda questa porta carraia, nano!” continuai: “essa ha due fronti. Due strade si congiungono qui: nessuno finora le ha percorse fino in fondo. Questa lunga strada all’indietro: essa dura un’eternità. E quella lunga strada in avanti: quella è un’altra eternità. Esse si contraddicono, queste strade; cozzano con la testa l’una contro l’altra: e qui, sotto questa porta, è il punto in cui esse si congiungono. Il nome della porta sta scritto sopra di essa: attimo. Ma chi si inoltrasse su una di esse – e andasse sempre più oltre, sempre più lontano: credi tu, nano, che queste strade si contraddirebbero in eterno?”
“Tutto ciò che è diritto mente” borbottò sprezzantemente il nano. “Ogni verità è curva, il tempo stesso è un circolo.”»

– F. Nietzsche (Così parlò Zarathustra, III, 2)

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“On pleure parfois des illusions avec autant de tristesse que les morts.”

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