Il grande inquisitore

Questa è la settimana dedicata alle foto dei due padri (uno dei quali sono io).

Nel riflettere su cosa scrivere non ho resistito ed ho deciso di usare, con un briciolo di (auto)ironia, un brano tratto dal capolavoro russo sul tema del parricidio, della colpa, della responsabilità e quindi della libertà come cadeau empoisonné che riceviamo il giorno in cui iniziamo la nostra avventura su questa terra.

«Prima di tutto, i bambini si possono amare da vicino, anche quelli sudici, anche quelli brutti di viso (a me sembra, però, che i bambini non siano mai brutti di viso). Secondariamente se dei grandi non dirò nulla, c’è anche un’altra ragione: oltre che sono repellenti, e che non sanno guadagnarsi l’amore, con loro entra in gioco anche la retribuzione: loro hanno mangiato il pomo, han conosciuto il bene e il male, e sono diventati sicut dei. E continuano ancora a mangiarlo. Ma i piccoli bambini non hanno ancora mangiato nulla, e ancora non hanno nessuna colpa. Tu vuoi bene ai bambini, Alësa? Lo so che gli vuoi bene, e a te riuscirà chiaro perché di loro soli voglio parlare ora. Se anche loro, su questa terra, sono soggetti a sofferenze tremende, dev’essere, necessariamente, a causa dei loro padri: vengono puniti per i padri loro, che mangiarono il pomo. Ma vedi, questo è un ragionamento che non è di questo mondo: al cuore dell’uomo, qui sulla terra, riesce incomprensibile. Non è possible che un innocente debba soffrire per le colpe di un altro: e di quali innocenti si tratta!»

– Ivan Karamazov in “I fratelli Karamazov” (Dostojevski)

Sono giorni piacevoli, di scambio di tanti doni, di piacevoli pranzi e cene e di mille foto.
Il piccolo Edoardo se la gode e adesso mangia felice dopo il suo solito caldo bagnetto serale.
Quante cose che ignora, quante cose a cui non pensa. Beato lui.

«Sorrow is knowledge: they who know the most
Must mourn the deepest o’er the fatal truth»

– Lord Byron

Saku trattato (e rivestito) come un vero principe

Saku trattato (e rivestito) come un vero principe

Ritorno all'infanzia

Ritorno all’infanzia

Three generations

Three generations

Una nota di colore.

In questi giorni per fare addormentare Sakutaro, stiamo provando due tecniche:

– cantare senza sosta, in un eterno ciclo “No surprises” dei Radiohead
– leggere le filastrocche di Dr. Suess (la mia preferita è “The Sleep Book“)

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