La paternità e l’ordinamento politico degli Spartani

Il quarto mese

Maiko: il quarto mese

Maiko passa le giornate a leggere riviste su come si allatta, a guardare foto di abiti da bambino, di passeggini, lettini e mille altre cose utili e indispensabili per la sopravvivenza del futuro pargolo.

Ma lo sappiamo tutti che non si campa solo di pannolini e biberon.

Io quindi mi tormento (con gioia, sia chiaro) con l’interpretazione critica del concetto di paternità  finalizzata alla comprensione del significato ultimo dell’esistenza!

«La culla dorata. Sempre lo spirito libero respirerà, quando si sarà finalmente deciso a scrollarsi di dosso quelle cure e quella vigilanza materna, di cui le donne lo circondano. Che male può mai fargli una corrente d’aria più viva, da proteggernelo con tanta ansia, che cosa significano uno svantaggio reale, una perdita, un incidente, una malattia, un indebitamento, un raggiro in più o in meno in tutta la sua vita, paragonati alla mancanza di libertà della culla dorata, del ventaglio di penne di pavone e della sensazione opprimente di dover essere per giunta riconoscenti per il fatto di venir sorvegliati e viziati come lattanti? Perciò il latte, che i materni sentimenti delle donne intorno a lui gli porgono, può così finalmente tramutarsi in fiele.»

– F. Nietzsche (Umano troppo umano. Volume I – La Donna e il bambino. Ediz. Adelphi, p. 236)

Prima che vi accorriate a chiamare il telefono azzurro, sappiate che sto solo riflettendo per ora, cerco solo di prendere spunti…

«[…] di contro Licurgo, invece di permettere che ciascuno in privato ai figli imponga degli schiavi come pedagoghi, affidò il compito di controllare i ragazzi ad un cittadino tra quanti ricoprono le cariche più alte, col titolo di παιδαγωγους, ossia “prefetto dei fanciulli”: a questo personaggio conferì l’autorità di tenere adunati i fanciulli, di sorvegliarli e di impartire severe punizioni in caso di cattiva condotta. Gli assegnò anche dei giovani armati di frusta per infliggere i castighi che si rendessero necessari, col risultato che a Sparta il tasso di rispetto e di obbedienza è molto alto. Invece di infiacchire i piedi con i calzari, Licurgo prescrisse che il irrobustissero abituandosi ad andare scalzi: riteneva infatti che con questo allenamento avrebbero superato più agevolmente le salite e affrontato con maggior sicurezza discese ripide.»

– Senofonte (L’ordinamento politico degli Spartani. Ediz. Sellerio, p. 47)

Ok, già lo sento che state meditando di abbonare il mio blog per sempre. Allora rimedio pubblicando due foto del mio nipotino Rihito, arrivate stamattina dal Giappone.

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Passeggino

Passeggino

Per il resto la settimana è trascorsa tranquilla. Tanto lavoro, piogge autunnali, le lezioni di francese che sono ricominciate, e un delizioso pranzo di udon ieri con Mai.

Lo so che è troppo presto per pensare a qualsiasi cosa di concreto per il piccolo vandalo. La fine di marzo mi sembra ancora lontanissima.

Per adesso quindi, invece di fare acquisti, ci arrovelliamo sul nome da dargli. Per mille sacrosanti motivi non posso svelare nulla, ma d’altra parte (visto che si trattava di una decisione presa già da tempo) posso dire che l’approccio che intenderemmo adottare è un primo nome italiano e un secondo nome giapponese.

Sul nome giapponese ci sarebbero trattati da scrivere, visto che sto scoprendo che la scelta implica complicati calcoli di numerologia (bisogna che gli ideogrammi che formano il nome abbiano il “corretto” numero di tratti in modo che si bilancino con quelli del cognome), di storia (non è pratica comune dare nomi proprio di familiari e o personaggi storici che abbiano ancora eredi in vita) e di ortografia (lo stesso nome può essere scritto in parecchi modi diversi ed è una delicata arte la scelta degli ideogrammi migliori).

Io però lascio a Maiko tutti questi problemi seri e importanti e io torno ad ascoltare Dave Brubeck (lo splendido “Jazz impressions of Japan”, del 1964) e a leggere i miei libri pensando a che tipo di padre potrei essere, sperando (per la mia sanità mentale) che questi sei mesi passino in fretta…

 

«Rispetto a un sapere stolto e tronfio, che sa dar conto di tutto, è ironicamente corretto convenire, lasciarsi rapire da tanta sapienza, spronarla a suon di giubilanti applausi, spingerla sempre più su verso una sempre maggior mania, sebbene l’ironista sia consapevole della vuotezza inconsistente del tutto.»

– Kierkegaard (Sul concetto di ironia in riferimento costante a Socrate. Ed. Biblioteca Universale Rizzoli, p. 250-251)

6 thoughts on “La paternità e l’ordinamento politico degli Spartani

  1. Che bella Maiko! E si vede già il pancino!? 🙂
    Un altro splendore e’ il piccolo Rihito, che cicciotto, meraviglioso, da mordere.
    Pian piano i mesi passeranno…che carina lei che legge già come si allatta.
    Baci.

  2. Ciao , parto da una breve premessa : abbiamo un bimbo di 19 mesi, io sono italiano mentre mia moglie è russa….. il bimbo è stato cresciuto bilingue ( la madre gli parla in russo ed io e gli altri familiari,parenti,conoscenti ci rivolgiamo a lui in italiano )…. ogni giorno che passa ci rendiamo conto del grande ” inspiegabile ” miracolo che la natura compie: il bimbo – che ancora non parla – ci capisce perfettamente, ride ed apprezza dvd di fiabe in entrambe le lingue, e spero che un giorno riesca a gioire di questa eccezionale fortuna che al vita gli ha riservato. voglio condividere con voi la lettera che François Grosjean ( professore emerito all’Università di Neuchatel ) ha inviato al suo primo nipotino ( il sito : http://www.italobimbi.it/it/blog/79-billet-de-grosjean.html ) ” bilingue “.
    Scusatemi se sono andato ” off topic “. Un caro saluto – Ambrogio
    Che meravigliose sorprese vi riserverà l’ ” erede ” ,

  3. @Ambrogino: intanto complimenti per il bimbo! E poi grazie per il messaggio, come potrai immaginare al tema delle lingue ci ha abbiamo pensato spesso, visto che il piccolo “erede” rischia di doverne digerire quattro (e non voglio fargli venire un esaurimento nervoso da subito). Intanto stasera mi leggo con piacere la lettera d Grosjean (anche se confesso che l’ho stampata in inglese)

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