The Sweet Escape

«[…]to the extent that Kate is not motivationally unique, she can be all of us, and the empty diffraction of Kate’s world can map or picture the desacralized & paradoxical solipsism of U.S. persons in a cattle-herd culture that worships only the Transparent I, of guiltily passive solipsists & skeptics trying to warm soft hands at the computer-enhanced fire of data in an Information Age where received image & enforced eros replace active countenance or sacral mystery as ends, value, meaning, etc.»

– David Foster Wallace (The Empty Plenum: David Markham’s Wittgenstein’s Mistress)

NY Public Library

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Il guaio di questi giorni di festa è che si ha tempo di pensare, di riflettere sulla distanza tra un mercoledì mattina passato a casa a bere cappuccino, mentre fuori piove, e i sogni di una vita spesa a fare qualcosa di utile, valoroso, combattivo, o per lo meno avventuroso.

Ma – per non passare per un guiltily passive solipsist & skeptic intento a scaldarmi le mani al calore del mio blog – ci tengo a precisare che mi rendo conto di quanto questo non sia un problema solo mio, ma come intuì Schopenhauer: Il desiderio (di tutti) è futile, illogico, senza direzione (così come qualsiasi azione) e, di conseguenza, fonte di sofferenza e confusione.

Quindi? Ascetismo, castità e tazze di pigro cappuccino caldo fino alla fine dei nostri giorni?

Bah.

Non mi ci rassegno.

Sto seduto qui con addosso la mia maglia degli Yankees (che mi accompagna da anni), ascolto un po’ di Ska giapponese (ebbene sì, esiste, vedete sotto) e cerco di decidere la meta di un prossimo viaggio. Non importa dove, basta che sia un posto lontano, futile, illogico e senza senso.

Perfect future

Perfect future

 

 

5 risposte a "The Sweet Escape"

  1. Per il dilemma che poni la soluzione, come dice qualcuno, sta nell’ “emanciparsi dall’incubo delle passioni”.

    Chotto e Mai, siete ancora a NYC?
    Che invidia, non siete manco tornati e già pensate alla prossima meta!
    Ben vi sta un po’ di pioggia 😀

  2. Ah, a proposito di musica giapponese, io ho comprato un paio di mesi fa un CD fighissimo di “surf” made in Japan di Takeshi Terauchi. Conoscete? È bellissimo!

  3. Ciao elle, noi siamo atterrati al freddo di Parigi domenica mattina e adesso quando dico che pensiamo al prossimo viaggio intendo dire che fantastichiamo…
    Takeshi Terauchi non l’avevamo mai sentito, confessiamo, ma l’abbiamo subito cercato su youtube e iTunes e non sembra affatto male. Ho scoperto anche che hanno usato le sue musiche per le pubblicità delle Pringles!

  4. Di fatto la civiltà, quella nata 10.000 anni fa, ha specializzato l’uomo e gli ha, udite udite, semplificato la vita. In tutti i sensi. Prima sapevi e dovevi fare quasi tutto da solo (magari in piccoli gruppi). Ora sei un pezzo di un ingranaggio. Hai barattato la completezza e la selvaticità per una vita comoda, sicura. Sai fare e hai meno cose da fare. È il vuoto che ti lascia la tua vita comoda che ti atterrisce. Sei fatto per vivere e non per sopravvivere fra un “evento” e l’altro. Viva la vita senza civiltà. Fuggire le passioni penso non sia umano. Il problema sta nell’oggetto delle passioni. Se sono del tipo “decorare torte” o “collezionare scarpe” allora sei fottuto. E non voglio fare la classifica, tanto quelle del nostro tempo sono (quasi) tutte passioni futili.

  5. Pensa che c’e’ chi come me clicca varie volte sul tuo video per sentire la musica di cui parli. clicca clicca clicca. non esce musica dalle foto. sob.

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