Splendid playground

Scrivendo da New York esiste il rischio di essere banali, di vedere solo la superficie delle cose, la patina turistica che ormai ricopre tutte le più importanti città del mondo.

È sufficiente però lasciarsi andare un momento, espellere l’aria dai polmoni e scendere nel vortice di persone, suoni, culture che qui si incontrano. Ceti sociali che in altri posti sarebbero distanti chilometri e divisi da mille barriere fisiche e morali, qui sono aggrovigliati da decenni su una piccola e paradossale isola. Teatri, musei e parchi si mischiano all’eterno fluire del denaro, vero motore, cuore e sangue che qui tutto crea e distrugge in ciclo senza fine. Bellezza e orrore, in un perfetto equilibrio zen.

Io, aiutato dagli occhi orientali di Mai, e dall’accento che mi portato dietro dai miei anni delle elementari alla scuola americana, mi diverto a confondere la gente e cerco di sentirmi di sentirmi a casa, invece che turista. Per qualche giorno è giusto sognare.

Chotto

Chotto

Guggenheim

Guggenheim

Gutai exhibition

Gutai exhibition

Una menzione speciale oggi la merita Mai, che ha preso la sua sacca con le scarpe da ballo ed è andata a fare lezione a Broadway.

Ne è uscita stanchissima, ma ne è valsa la pena.

A special afternoon

A special afternoon

Chiudo con una classica vista di Manhattan, che mi mette ancora i brividi (soffro di vertigini) esattamente come quando la vidi per la prima volta da ragazzino.

King Kong view

King Kong view

7 thoughts on “Splendid playground

  1. Confesso che sapevo pochissimo, ma le opere mi hanno colpito e leggendo il manifesto del movimento l’ho trovato perfetto per questa città: “…this is described as the beauty of decay, but is it not perhaps that beauty which material assumes when it is freed from artificial make-up and reveals its original characteristics? The fact that the ruins receive us warmly and kindly after all, and that they attract us with their cracks and flaking surfaces, could this not really be a sign of the material taking revenge, having recaptured its original life?”

  2. Insomma, per voi NYC è Manhattan o mi sbaglio?
    Figa la mostra, ma che c’è del liquido nei vasi comunico-stagnanti? 🙂

  3. @Elle: No, we have deep love for all the five boroughs. Gli “ingredienti” dell’opera che citi sono: “Polyethylene, water, dye, and rope”. Da riprovare facilmente a casa, insomma.

    @Giorgio: perché la mia vita non è interessante abbastanza da riempire, un blog, instragram e anche tweeter. Scrivo chotto più per me che per gli altri, una specie di diario di bordo. E se Ishmael avesse “tweettato” invece di scrivere, mica sarebbe venuto fuori Moby Dick…

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