Daydream nation

Atterrato e arrivato a casa. Confuso come al solito dal jet lag, dopo un lungo volo passato a leggere il numero speciale di Rolling Stone dedicato ai Gratefull Dead, mi aggiro per casa e per arrivare a stasera scrivo questo ultimo post:

«More sirens here, day and night. The cars are faster, the advertisements more aggressive. This is wall-to-wall prostitution. And total electric light too. And the game – all games – gets more intense. It’s always like this when you’re getting near to the centre of the world. But the people smile. Actually they smile more and more, though never to other people, always to themselves.
Why do people live in New York? There is no relationship between them. Except for an inner electricity which results from a simple fact of their being crowded together. A magical sensation of contiguity and attraction for an artificial centrality. This is what makes it a self-attracting universe, which there is no reason to leave. There is no human reason to be here, except for the sheer ecstasy of being crowded together».

– Jean Baudrillard (America)

Star-Spangled Banner

Star-Spangled Banner

 

Peanut butter & chocolate

Di cose interessante ne abbiamo fatte in questi ultimi due giorni: una splendida serata di jazz al Village Vanguard, una visita silenziosa al memorial del 9/11, una passeggiata (con acquisto di libri) alla Columbia University, etc.

Per lo foto però scelgo di pubblicare due dettagli: la montagna di schifezze acquistate da F.A.O. Schwarz (OK, sono infantile anche io e domani torno a correre per smaltire) e un po’ dei ciliegi in fiore che riempiono la città.

Come vedete il tempo è splendido. Io mi abbronzo e non penso a niente.

P.S. In risposta agli ultimi messaggi di Giorgio ho deciso di provare twitter. Non prometto niente, ma sulla destra trovate i miei primi esperimenti (con qualche ulteriore foto).

Life is sweet

Life is sweet

Small flowers crack concrete

Small flowers crack concrete

Splendid playground

Scrivendo da New York esiste il rischio di essere banali, di vedere solo la superficie delle cose, la patina turistica che ormai ricopre tutte le più importanti città del mondo.

È sufficiente però lasciarsi andare un momento, espellere l’aria dai polmoni e scendere nel vortice di persone, suoni, culture che qui si incontrano. Ceti sociali che in altri posti sarebbero distanti chilometri e divisi da mille barriere fisiche e morali, qui sono aggrovigliati da decenni su una piccola e paradossale isola. Teatri, musei e parchi si mischiano all’eterno fluire del denaro, vero motore, cuore e sangue che qui tutto crea e distrugge in ciclo senza fine. Bellezza e orrore, in un perfetto equilibrio zen.

Io, aiutato dagli occhi orientali di Mai, e dall’accento che mi portato dietro dai miei anni delle elementari alla scuola americana, mi diverto a confondere la gente e cerco di sentirmi di sentirmi a casa, invece che turista. Per qualche giorno è giusto sognare.

Chotto

Chotto

Guggenheim

Guggenheim

Gutai exhibition

Gutai exhibition

Una menzione speciale oggi la merita Mai, che ha preso la sua sacca con le scarpe da ballo ed è andata a fare lezione a Broadway.

Ne è uscita stanchissima, ma ne è valsa la pena.

A special afternoon

A special afternoon

Chiudo con una classica vista di Manhattan, che mi mette ancora i brividi (soffro di vertigini) esattamente come quando la vidi per la prima volta da ragazzino.

King Kong view

King Kong view

Condemned to die, but free to chose

«Jogging along Fifth Avenue last summer as part of a fitness program designed to reduce my life expectancy to that of a nineteenth-century coal miner, I paused at the outdoor cafe of the Stanhope Hotel to renovate my flagging respiratory system with a chilled screwdriver. Orange juice being well up on my prescribed regimen.»

– Woody Allen (Mere Anarchy – Attention Geniuses: Cash Only)

Post breve perché è tardi, ho camminato tutto il giorno, ho passato la serata in uno sports bar a bere un bicchiere di birra dietro l’altro e domani ho la sveglia presto per andare a correre a Central Park.

La giornata di oggi è facilmente riassumibile.
Giri a piedi dalla 57esima fino a Canal Street, pranzo con un meraviglioso hamburger e patatine coperte di formaggio, acquisti di nuove scarpe da jogging e un po’ di fashion shopping tra grattacieli e taxi sempre di corsa.

Lunch at Madison Square Park

Lunch at Madison Square Park

NYC life

NYC life

Manhattan streets

Manhattan streets

My new yellow sweatshirt

My new yellow sweatshirt

Preparativi

Oggi ancora al lavoro, stasera valigie e domani sera si parte, destinazione: grande mela.
Io mando un saluto e posto foto sotto per dimostrare che l’impegno ce lo metto.

5 chilometri sono una miseria, lo so, ma e’ gia’ la seconda volta in tre giorni.
Direi che almeno e’ un inizio.

photo

Hope is the thing with feathers

Il titolo, rubato a Emily Dickinson, mi sembra adatto al post di oggi, visto che Maiko – sarà per la primavera finalmente arrivata anche a queste nordiche latitudini – mi ha messo in testa l’idea di partecipare alla prossima Maratona di Parigi (che si terrà nel 2014).

L’idea mi intriga e dà un senso alle Nike che ultimamente mi guardavano cupe dall’armadio.

Certo avrei potuto anche usare come nome del post il titolo del romanzo di Zola che ho iniziato ieri: “Il ventre di Parigi”, ma poi vi sarebbe stato troppo facile deridermi…

La forza di volontà mi ha già fatto decidere che venerdì, partendo per New York, le scarpe da jogging in valigia ce le metto. Qualche giro a Central Park non me lo toglie nessuno.

Ce ne sarà di fatica da fare, ma alla fatica ci sono abituato. A proposito, domani altra sveglia all’alba: si riparte, direzione Bruxelles. Non sarà una giornata semplice. Pensatemi.

«I dotti si vergognano dell’otium. L’ozio e l’oziare sono invece nobili cose. Se l’ozio è realmente il padre di tutti i vizi, si trova per questo almeno nelle più immediate vicinanze di tutte le virtù; l’uomo ozioso è ancora un uomo migliore dell’attivo. Voi però non crederete mica che io con ozio e oziare mi riferisca a voi, vero, poltroni?»

– F. Nietzsche (Umano , troppo umano. Sintomi di cultura superiore e inferiore, par. 284)

Springtime Sunday Chotto

Springtime Sunday Chotto

The brain

Ieri tornavo in treno da Francoforte, le plumbee nuvole in cielo non promettevano niente di buona ma rendevano molto piacevole la lettura.

Coming home

Coming home

Due cose mi sono saltate all’occhio:

1) La notizia, sull’Economist, che Barack Obama ha deciso di finanziare il progetto per la mappatura del cervello umano (progetto BRAIN – Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies).

2) La seguente meravigliosa frase dal libro di Balzac che avevo in borsa (Eugenia Grandet).

“Spaventosa condizione dell’uomo! Non vi è alcuna delle sue felicità che non derivi da una qualsiasi ignoranza.”

Mmm…

Sapere o ignorare? Me lo sono chiesto per tutta la notte. Ma forse era solo colpa della terribile cena sull’SNCF.

La vescica natatoria

«And then went down to the ship,
Set keel to breakers, forth on the godly sea, and
We set up mast and sail on the swart ship»

– Ezra Pound (A draft of XXX Cantos, 1-3)

Domani si riparte all’alba, direzione Francoforte, dove mi attendo un paio di giorni di freddo, lavoro e la solita cena con enorme stinco di maiale e birra.

Frankfurt main

Frankfurt main

Ho studiato anni fa, che certi pesci non hanno vescica natatoria e sono costretti a mantenersi in moto costante per poter galleggiare.
Io mi sento un po’ così. Ho paura di fermarmi perché non ho idea di quali potrebbero essere le conseguenze. Meglio continuare a nuotare e non pensarci.

«Then we sat amidships, wind jamming the tiller,
Thus with stretched sail, we went over sea till day’s end.
Sun to its slumber, shadows o’er all the ocean,
Came we then to the bounds of deepest water»

– Ezra Pound (A draft of XXX Cantos, 8-11)

Sunday in the park

Sunday in the park