Mihi crede, verum gaudium res severa est

L’avevo già annunciato nello scorso post che il periodo è fitto di impegni, fatiche e doveri.
In mezzo però siamo riusciti a infilarci anche la visita di Giorgio e Tiziana qui a Parigi in “fuga” dai bambini.

Li ringraziamo per la visita, per la meravigliosa cena, per i regali, insomma per tutto… e li aspettiamo presto di nuovo qui.

Friends

Oggi invece, visto che stranamente splende il sole, siamo andati con Kuriko a girare per il parco e fare esperimenti con la nostra nuova macchina fotografica (regalo di natale che ci siamo fatti in anticipo e che impariamo ad usare in vista della partenza per il Giappone).

Io cercavo di riposare la testa in vista dell’impegno che mi spetta domani.
Dovrò infatti salire in cattedra a raccontare a 53 regulators provenienti da tutta Europa le minuzie della nuova normativa sui mercati finanziari.
Ci riuscirò?
Boh.

Meno male che avevo con me stamattina il mio Seneca (a cui devo anche il titolo del post di oggi)

“Che bisogno c’è di guastarsi il presente con il timore del futuro? E’ senza dubbio poco saggio che tu sia infelice oggi solo perché potrai essere infelice domani. Ma io voglio guidarti alla serenità per un’altra via. Se vuoi liberarti da ogni preoccupazione, tieni per certo che dovrà avvenire quello che temi e, qualunque sia questo male, considerane attentamente l’entità, e adegua ad esso il tuo timore: capirai di certo che il male temuto o non ha grande importanza, o non durerà a lungo.”

– Seneca (Lettera 24 a Lucilio, traduzione di Giuseppe Monti)

Ma adesso passiamo alla foto, quelle sì che danno tanta serenità.

Mai with leaves

Autumn tree

Chotto photographer

Canard

More canard

Dream

Devo confessare che in questi giorni di ospiti e amici essere moderati a tavola non è stato facile.

Forse il culmine l’abbiamo toccato nella cena da “Les Tablettes di Jean Louis Nomicos” con un menù degustazione di pesce, carne e vino meraviglioso, terminato con una sfera di cioccolato e nocciole che si è lentamente sciolta sotto in nostri occhi, affogata da un delizioso velo di bollente cioccolato fondente…

Per questo prima di lasciarvi e mettermi a rileggere un po’ di appunti per domani riporto (con un briciolo di vergogna) un altro passaggio di Seneca che mi ha fatto sorridere.

“Venter praecepta non audit: poscit, appellat. Non est tamen molestus creditor: parvo dimittitur, si modo das illi quod debes, non quod potes. Vale.

Il ventre è sordo agli ammonimenti: esige e reclama. Ma non è un creditore molesto: si contenta di poco, purché tu gli dia appena il necessario e non tutto quanto potresti dargli. Addio”

– Seneca (Lettera 21 a Lucilio)

Delizia di Parigi (spero Seneca stesse guardando da un’altra parte)

6 thoughts on “Mihi crede, verum gaudium res severa est

  1. Crepi il lupo…
    Per il dolce concordo (ed era solo uno dei due dolci compresi nel nostro menù degustazione).
    Anche Seneca avrebbe apprezzato.

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