L’albatro

Post di oggi dedicato al fraterno amico Peppe, sbarcato stamattina con le Aerolineas Argentinas a Buenos Aires.
Da solo con il suo Mac Book Air e il suo Moby Dick nello zaino. Pronto per la seconda esplorazione della Patagonia in poco più di un anno e mezzo.

Ringrazio per i messaggi che trova il tempo di mandare, nelle sue solitarie peregrinazioni, e aspetto aggiornamenti.

Intanto, proprio da Moby Dick, gli dedico questo passaggio. A lui che dell’arte di viaggiare ha fatto lo scopo di una vita, un’eterna ricerca di qualcosa di effimero e sfuggente tra insidie, dubbi e mille intemperie.

“Il giro del mondo! C’è molto in queste parole che ispira sentimenti d’orgoglio; ma dove conduce tutta questa circumnavigazione? Soltanto, attraverso innumerevoli pericoli, a quello stesso punto donde si è partiti, dove quelli che abbiamo lasciato indietro al sicuro sono stati avanti a noi tutto il tempo.
Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma nell’inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota innanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.”

– H. Melville (Moby Dick, Capitolo LII – trad. Cesare Pavese)

Wings

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