I’m like an ocean wave that’s bumped on the shore

Con il titolo di oggi tento di un azzardato connubio.

Un verso di una splendida canzone di Frank Sinatra e le stampe di Hokusai che oggi siamo andati a vedere in una bella mostra qui a al Museo Guimet.

Scenes of Mount Fuji

Ok, sarete rabbrividiti, ma pensateci un po’, non è perfetto?

Se ancora non vi ho convinti, mi farò perdonare con una buona ricetta per la felicità:

1) Sveglia tardi in una bella domenica di sole a Parigi e colazione con home made “old-fashioned” doughnuts.

I needed energy, trust me.

2) Passeggiata in una prima giornata invernale (oggi qui siamo su una minima di 4-5 gradi) dove già si annusa l’arrivo del Natale (e del nostro viaggio in Giappone).

3) Pranzo a base di carrè di agnello in un piacevole bistrot a Place Victor Hugo.

Why should I try to resist?

4) Mostra di Hokusai per unire i piaceri della carne a quelli dello spirito.

5) Riposo a casa con un buon libro (sono a pagina 1250 del mio meraviglioso Dumas che lentamente volge al termine).

Chotto, book and Steve McQueen

Gente, lo so che tutto è difficile.
Che ogni giorno presenta dolori e ostacoli nuovi da sormontare.

Lo diceva già il grande Simonide nel sesto secolo avanti cristo:

“Degli uomini poca
è la forza, e vane sono le pene:
nella vita breve, fatica s’aggiunge a fatica;
e sovrasta la morte, che non si può fuggire.
Parte uguale ne ebbero in sorte
i buoni e tutti i cattivi.”

Ma meno male c’è Parigi, meno male c’è Maiko, meno male c’è il carrè d’agnello.
E meno male che c’è Frank Sinatra…

There may be trouble ahead
But while there’s moonlight and music
And love and romance
Let’s face the music and dance

Before the fiddlers have fled
Before they ask us to pay the bill
And while we still
Have the chance
Let’s face the music and dance.

 

P.S. Oggi è Santa Simona. Tanti auguri di buon onomastico alla mia mamma.

Autumn Leaves

Fine settimana segnato dal passaggio di mio padre qui a Parigi.
Qui in visita per la FIAC (Foire Internationale d’Art Contemporain) al Grand Palais e ovviamente per la nostra compagnia.

I quattro giorni sono andati bene.
Lui ci ha guadagnato in colesterolo (visto i fiumi di foie gras, formaggi, pain au chocolat e patisserie che sono corsi senza limiti)…
…e io in cristalleria.

Uno dei gentili omaggi che infatti ha lasciato dietro di se sono stati infatti 4 meravigliosi bicchieri da Cognac di Baccarat.

Cristalli di Baccarat nella casa dei re di Francia, esposti a Louvre e adesso anche in casa Chotto.
Non male.

One of Four

Per il resto che dire?

Dopo le canzoni di Edith Piaf, mi sono messo a studiare francese con quelle di Yves Montand.

Non sono diventato un sdolcinato romantico, ma certe cose in francese suonano veramente bene… (non dimenticativi che il testo è di Prévert)

Les feuilles mortes se ramassent à la pelle
Les souvenirs et les regrets aussi
Et le vent du nord les emporte
Dans la nuit froide de l’oubli
Tu vois, je n’ai pas oublié
La chanson que tu me chantais

C’est une chanson, qui nous ressemble
Toi tu m’aimais, et je t’aimais
Et nous vivions tout les deux ensemble
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais
Et la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable,
Les pas des amants désunis.

Per chi fosse interessato su Youtube si trova anche l’interpretazione in francese di Iggy Pop… Bah!

Concludo questo breve post con un’ennesima prodezza di Mai.
Un meraviglioso ragù parigino con cui mi sono sentito a casa.

At home

O Freunde, nicht diese Töne!

“Percuotendosi il petto rimproverò  il suo cuore:
sopporta, o cuore! Ben altro sopportasti di peggio!”

– Odisseo (Odissea IX 8-10)

Ho cominciato con questi versi perché mi piacevano.

Questi anni sembrano difficili per tutti, ma in fondo questa ultima non è stata per me una settimana delle peggiori. Stancante sì, visto che ha incluso anche il viaggio in Ungheria, ma in fondo ne è valsa la pena visto che adesso vanto un premio Nobel da mettere sulla libreria in salotto.

Travel

Budapest door

Ovviamente ho riportato indietro, come alcuni di voi già sanno, anche dell’ottimo salame ungherese, della paprika, del Tokaj e degli strani cioccolatini.

Bisogna in qualche modo farle fruttare queste giornate dove ti buttano giù dal letto alle 5 del mattino. O no? Platone non sarebbe stato d’accordo, me lo sento.

“E quando Omero fa dire all’uomo più saggio che gli sembra un piacere supremo

avere accanto tavole piene
di cibo e di carne, e un coppiere che attingendo il vino
dal cratere lo porta e lo versa nelle coppe

ti sembra opportuno che un giovane ascolti versi simili per diventare temperante?”

– Platone (La Repubblica libro III)

Ma Platone spirito europeo non lo aveva, quindi il Nobel lui non ce l’ha.
Non amava probabilmente la buona tavola e disprezzando tutto ciò che era “barbaro”, la mia bottiglia di Tokaj non l’avrebbe sicuramente neanche voluta assaggiare.

“«Pensa soprattutto alla schiavitù: ti sembra giusto che le città greche si facciano schiave a vicenda, oppure occorre prendere provvedimenti diversi se possibile, e a abituarle a rispettare il sangue greco per timore della schiavitù sotto il giogo dei barbari?»
«È senz’altro meglio rispettarlo» rispose
«E noi non terremo neppure gli schiavi greci, né consiglieremo agli altri Greci di possederne?»
«Proprio così:» rispose «si volgano piuttosto ai barbari e risparmino se stessi»”

– Platone (La Repubblica libro V)

Il premio quindi ce lo siamo meritati perché il pensiero di Platone lo abbiamo per fortuna superato e ormai da tanti anni andiamo d’accordo senza legnarci più. Cerchiamo di farlo durare.
Io con il mio viaggio a Budapest e nel lavoro di tutti i giorni spero di fare la mia piccola parte.
Con Mai questa settimana abbiamo anche comprato per casa nuove tazzine da caffè “francesi”, per ricordarci che siamo cittadini dell’Unione!

Gift

Espresso

Candle

Oggi quindi Nona di Beethoven a tutto volume mentre passo le ore sui miei quaderni di grammatica.
Fuori piove e c’è poco altro da fare.

Giovedì, per la cronaca, arriva ospite a casa nostra mio padre per 4 giorni. Vi racconterò…

Hard at work

Per ora vi saluto con i versi di Schiller, mentre cerco un buon modo per spendere il soldi del premio. Qualcosa arriverà anche a noi, o no?!

Freude schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
Wir betreten Feuertrunken,
Himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder,
Was die Mode streng geteilt.
Alle Menschen werden Brüder,
Wo dein sanfter Flügel weilt.
Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuß der ganzen Welt!
Brüder, überm Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen, 

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.

Oh the warm feeling

“Secondo Freud, la modificazione repressiva degli istinti sotto il principio della realtà viene imposta e conservata dall’ «eterna lotta primordiale per l’esistenza… che continua fino ai giorni nostri». La penuria insegna agli uomini che non è possibile soddisfare liberamente i propri impulsi istintuali, che non è possibile vivere sotto il principio del piacere. Il motivo per cui la società impone la modificazione decisiva della struttura degli istinti è quindi «economico; poiché essa non ha mezzi sufficienti per mantenere in vita i suoi membri senza lavoro da parte loro, essa deve fare in modo che il numero di questi membri sia limitato e che le loro energie vengano deviate dalle attività sessuali verso il loro lavoro»

La sostituzione del principio di realtà al principio del piacere costituisce il grande episodio traumatico dello sviluppo dell’uomo – tanto nello sviluppo della specie (filogenesi) che dell’individuo (ontogenesi).
Filogeneticamente esso avviene per la prima volta nell’orda primitiva, quando il padre primordiale monopolizza potere e piacere, e costringe il figlio a rinunciarvi.
Ontogeneticamente, esso ha luogo durante il periodo della prima infanzia, e la sottomissione al principio di realtà viene imposto da parte dei genitori degli educatori.
Il principio della realtà si materializza in un sistema di istituzioni. E l’individuo che cresce nell’ambito di un sistema di questo genere, sente le esigenze della realtà come esigenza di legge e di ordine, e le trasmette alla prossima generazione.”

Pescetti da far fritti

Mi chiederete cosa centra il brano di Marcuse di cui sopra con la montagna di pesci che Mai io ci siamo fatti fritti ieri sera.
Niente.

Forse.

Forse c’entra di più lo splendido vecchio western con John Wayne, Dean Martin e Ricky Nelson che ho rivisto per l’ennesima volta l’altra sera.
Si chiama “Rio Bravo” o “Un dollaro d’onore” nella traduzione italiana. Prima di storcere il naso andate a vedervelo, che è un vero capolavoro.

Ma torniamo a noi.

Dean Martin, circa a metà del film, si mette a cantare una canzone cha fa più o meno così:

“Sun is sinking in the west
The cattle go down to the stream
The redwing settles in the nest
It’s time for a cowboy to dream

Purple light in the canyon
that is where I long to be
With my three good companions
just my rifle pony and me”

Io ho avuto un’illuminazione finalmente ho capito la soluzione al grande problema dell’umanità discusso tra Herbert Marcuse e Freud!

“Ma svelando la loro ampiezza e la loro profondità, Freud difende le aspirazioni represse dell’umanità: le richieste di una condizione dove libertà e necessità coincidano. Ogni libertà esistente nel regno della coscienza sviluppata e nel mondo che essa ha creato, è soltanto una libertà derivata, frutto di un compromesso, acquistata con la rinunzia alla completa soddisfazione dei bisogni. E poiché la completa soddisfazione dei bisogni è felicità, la libertà che si trova nella civiltà è, nella sua essenza, l’antagonista della felicità: essa comporta la modificazione repressiva (sublimazione) della felicità. Oppostamente, l’inconscio, lo strato più antico e profondo della personalità psichica, è l’impulso verso una soddisfazione integrale, che è assenza di bisogno e repressione. Come tale, in esso necessità e libertà sono immediatamente identiche.
Secondo la concezione freudiana, l’equiparazione di libertà e felicità, repressa dalla coscienza, è conservata nell’inconscio.”

Insomma la soluzione a tutto sono le pianure dell’ovest!

Ecco dove necessità, libertà e felicità diventano tutt’uno.
Fuori dalle città. Fuori dalla civiltà dove lo sforzo di conciliare questi tre elementi sarà perennemente destinato al fallimento.

E’ quindi? Si parte?
Non so.

Per ora vado a Budapest, martedì (in giornata!) e per lavoro.

Onestamente avrò sicuramente un tale sonno che di felicità ne sentirò ben poca…
Per questo mi sono consolato in anticipo con i pescetti fritti che erano una meraviglia.

Che bontà.

Tsukimi

L’altro giorno era la festa giapponese nota con il nome di Tsukimi, ovvero la festa della luna.

Per cerebrarla, Mai si è esibita in dei meravigliosi dolcetti.
Sono a forma di coniglio perché leggenda vuole che la luna ne sia piena…

Materia prima: fagioli Azuki

Lavorazione

Ecco a voi gli Tsukimimangiu