A green rose

Post che avrebbe potuto intitolarsi: “when bloggers meet”.

Questo weekend infatti ci ha donato la visita di unarosaverde di passaggio qui a Parigi.
Una piacevolissimo incontro in un Salon de Thé a pochi passi dai Jardin du Luxembourg per conoscerci meglio davanti a un tazza di Earl Gray e una fetta di nutrientissima torta.
Mai ed io ringraziamo di cuore per la gentile visita che speriamo sia solo la prima di tante altre.

Tutte le strade portano a… Parigi?

Per il resto qui a Parigi è arrivato d’improvviso un bellissimo autunno che mercoledì ha reso più interessante una passeggiata “di lavoro” tra le due isole sulla Senna.

Île Saint-Louis

Mentre il sole calava, su uno degli antichi palazzi ho visto questa frase di Camille Cluadel:

“Il y a toujours quelque chose d’absent qui me tourmente”

Mi ha fatto venire in mente un pensiero.
Influiscono maggiormente su di noi, sulle nostre vite, sui nostri pensieri, sui nostri gioie e dolori le cose che ci circondano o le cose che non ci sono?
Le assenze, i vuoti da riempire, i sogni, i desideri.

In fondo forse sono proprio questi spazi a generare il moto.
Come masse d’aria indotte a trasformarsi un vento per differenze barometriche.

La memoire des lieux

Forse questi pensieri li ebbe anche Camille prima della “lunga notte dell’internamento”?

La cosa non promette bene.

Quindi soffermiamoci sui problemi concreti!
Il mio francese, per esempio.

Allego foto del quaderno per dimostrare che l’impegno non manca (anche se i risultati latitano)

Bons baisers de la planète mars

Prego quindi unarosaverde di non raccontare troppo in giro i miei goffi tentativi di cavermela.

4 thoughts on “A green rose

  1. Bella domanda Chotto, io credo che le cose che non ci sono ci influenzino parecchio, per lo meno influenzano me, che ho sempre la testa un po’ per aria e un po’ no.
    Il tuo quaderno è ordinatissimo, sarai uno studente diligente…se vedessi il mio di portoghese ti metteresti le mani nei capelli…ehm…grideresti allo scandalo! 😀

  2. Elle: ma almeno tu lo parli il portoghese! Io il francese lo scrivo solo ordinatamente sul mio inutile quaderno del bon marche’.
    Solita differenza tra realta’ e fantasia.
    Comunque meno male che esistono i vuoti da riempire. A volte dovremmo ringraziare per le cose che NON abbiamo.

  3. Secondo me andate benissimo e tra un po’ il francese vi entrerà nel sangue, insieme a tutto lo zucchero delle sue pasticcerie. Pensa a me che invento spudoratamente in più lingue e ho pure i quaderni disordinati…irrecuperabile.
    E’ stato un ottimo incontro tra bloggers e spero ne seguiranno molti altri.
    Anche al museo Rodin il nome di Claudel spuntava in continuazione: Parigi è piccola, in fondo.
    In quanto alle assenze che mi tormentano, purtroppo alcune sono inevitabili e ormai definitive ma hanno lasciato molte cose preziose con cui riempire il vuoto e anche questa è una grande fortuna.

  4. Pingback: A Parigi non si è mai troppo piccoli (o troppo grandi) | unarosaverde

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