Golden dreams

Eccomi di ritorno dopo aver attraversato mezza Italia in treno.
Ancora ho in testa i profumi della famiglia e i rimorsi per essere ripartito. Per non pensarci guardo avanti, mangio le meravigliose melanzane alla parmigiana che mi ha lasciato Mai e organizzo i due viaggi a Parigi e Londra che mi aspettano tra pochi giorni.

La valigia la farò all’ultimo, ma iniziando dal primo viaggio che mi aspetta, ho già segnato l’indirizzo di un paio di negozietti dove nel weekend potrò fare scorta di foie gras… Qualche formaggio anche ci starebbe benissimo, ma chissà che non mi buttino fuori dall’aereo. Ci proverò lo stesso, perché a Parigi tutto è magico, diverso… o forse no?

«A Parigi nessun sentimento resiste all’evidenza delle cose, che spingono a una lotta che travolge ogni passione: l’amore non è che desiderio, l’odio velleità: l’unico parente è il biglietto da mille franchi, l’unico amico il Monte di Pietà. […] Tutto vi si tollera, il governo e la ghigliottina, la religione e il colera. Chi domina dunque in questo paese senza leggi morali, senza fede, senza sentimento, ma dal quale partono e in cui si riversano tutti i sentimenti, tutte le fedi e le leggi morali? L’oro e il piacere! Lasciatevi guidare da queste due parole e percorrete questa grande gabbia di stucco, questo nero alveare, seguendo i meandri dell’ossessione che tutto agita, solleva, affatica.»

– Balzac (in “La ragazza dagli occhi d’oro”)

Con Mai a Parigi, nel bianco e nero di qualche anno fa

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