Post… crisi

Eccomi di ritorno dal convegno.
L’impressione che ne riporto a casa è soprattutto quello di un dilagante “intellectual hazard“, ovvero quello che qualcuno più in gamba di me ha definito come: the tendency of behavioral biases to interfere with accurate thought and analysis within complex organizations. Intellectual hazard impairs the acquisition, analysis, communication and implementation of information within an organization and the communication of such information between an organization and external parties. 

Tutti questi geniali accademici ragionano e disquisiscono arrivando a soluzioni che sono basate però su un set limitato di ipotesi di partenza. Non sarebbe mica sbagliato (è in fondo il metodo scientifico), ma il problema è che vista l’estrema complessità del problema qualcuno trova utile prendere quelle soluzioni e applicarle, così come sono,  al mondo reale, che tanto semplice non è….

Ma vabbè, io sento già i profumi delle frittelle di fiori di zucca che mi sta preparando Mai!

Quindi vi lascio con un paio di foto del riposo ieri al parco, e un’ultima citazione dallo splendido Orwell (l’ho finito ieri, quindi no problem, dalla prossima volta vi annoierò con altro)

Maiko in the green

Chotto daydreaming

My playful feet

“E’ come se ci fosse una differenza fondamentale fra i mendicanti e la gente normale che lavora. I mendicanti sono una razza a parte, messa al bando come i criminali. La gente «normale» lavora, i mendicanti non «lavorano»; sono parassiti, per loro stessa natura privi di ogni valore. Si dà per scontato il fatto  che un mendicante è una mera escrescenza sociale, tollerata perchè viviamo in tempi umani, ma fondamentalmente spregevole.

Eppure se si considerano le cose attentamente, si constata che non esiste una differenza sostanziale fra il modo di guadagnarsi la vita del mendicante e quello di innumerevoli persone rispettabili. I mendicanti non lavorano, si dice: ma poi, cos’è il lavoro? Lo sterratore lavora brandendo il piccone, il contabile lavora sommando cifre; il mendicante lavora stando in piedi all’aperto col bello e col cattivo tempo […] E’ un mestiere come tutti gli altri; del tutto inutile, naturalmente, ma in fondo molti mestieri onorati sono del tutto inutili. E come tipo sociale il mendicante può essere paragonato, con suo vantaggio, a decine di altri. Lui è onesto in confronto a chi vende gran parte delle specialità farmaceutiche, di pensiero elevato in confronto al proprietario di un giornale della domenica, amabile di fronte a chi vende merce a rate. […] 

Si impone allora questa domanda «perché i mendicanti sono disprezzati?». Io credo che dipenda semplicemente dal fatto che non riescono a guadagnare abbastanza per vivere decorosamente. In pratica a nessuno interessa se un lavoro è utile o inutile, produttivo o parassitico: l’unica cosa richiesta è che sia redditizio. Il denaro è diventato il banco di prova del valore. In questa prova i mendicanti falliscono,  e per questo sono disprezzati. Un mendicante, considerato realisticamente, è semplicemente un uomo d’affari che, come altri uomini d’affari, si guadagna la vita come capita. Egli non ha perduto l’onore più di quanto l’abbiano perduto la maggior parte degli uomini moderni: ha solo commesso l’errore di scegliere un mestiere col quale è impossibile diventare ricco.”

2 risposte a "Post… crisi"

  1. In generale il metodo scientifico non arriva propriamente a “soluzioni”: si parte da delle ipotesi che poi però vanno verificate e provate, e poi se è il caso -cioè se l’evidenza osservativa lo richiede- si devono anche rivedere, quelle ipotesi, sennò diventa (fanta)scienza.
    Appunto.
    Ma quale sarebbe dunque una possibile soluzione alla crisi?

  2. Correttissimo quello che dici. La mia critica non era rivolta agli accademici che fanno una utile attività di analisi e studio. Il problema sono regulators e la tendenza a quella che Nassim Taleb chiama la “Ludic fallacy” (http://en.wikipedia.org/wiki/Ludic_fallacy). Il primo libro di Nassim Taleb “Fooled By Randomness” è un piccolo gioiello che consiglio di cuore a chiunque.

    Soluzioni alla crisi? Il convegno di ieri si concentrava su temi abbastanza tecnici così riassumibili:
    1) effetti positivi derivanti dall’aumento dei requisiti di capitale delle banche (anche se si parla di mettere da parte più capitale per far fronte alla PROSSIMA crisi, mica per risolvere questa…)
    2) uso dei credit derivatives per meglio gestire e ripartire i rischi a livello di sistema (proprio quegli strumenti derivati di cui si parla spesso tanto male)
    3) maggiori requisiti di liquidità per le banche (anche se qualcuno dal pubblico ha ricordato che sono stati proprio i regulators, con Basilea III, a richiedere che le banche si riempissero di titolo di stato come riserve di liquidità, e che proprio quell’ammasso di government bonds sono adesso causa di pesanti perdite per banche…)

    Che dire? La situazione non è facile, ma certo non ci si annoia

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