Radio Free Albemuth

Estemporaneo giorno di vacanza a casa.
Un intermezzo di giri per comprare un regalo di natale arrivato, per colpa mia, un po’ in ritardo, ma che non è per questo meno importante o piacevole.
Finalmente quindi abbiamo in casa delle splendide nuove pentole di cui una eccezionale, francese, in ghisa che pesa un’assurdità ma mi mette allegria solo a guardarla.

Non ne pubblico la foto per una forma di rispetto per Sacchan e Kumi e il resto del mio ramo giapponese della famiglia.
Stanno infatti bene ma arrivano in queste notizie loro notizie e ci avvertono che in giro per Tokyo è quasi impossibile trovare cibo nei supermercati, l’acqua manca nelle case e l’elettricità va a viene nelle lunghe ore della giornata.

Cercando comunque di tenerci caldi in questa grigia giornata di pioggia pubblico però le bellissime lenticchie preparate da Mai qualche giorno fa.

Aggiungo un poscritto di commento alla titolo del post e alla bandiera giapponese della Croce Rossa che ho pubblicato in alto a sinistra.
Forse è la mia mentalità agnostica e razionalista, ma non riesco a comprendere bene l’utilizzo dello slogan: “Pray For Japan”.
Lo trovo quasi dissonante di fronte alla realtà delle cose.
Nel libro che sto leggendo il personaggio, risvegliato da un sogno, si rende conto di quello che aveva appena visto. “…each was an alternative universe or alternative Earth. We were in the worst.

Tengo la bandiera per rispetto.
Mi rimane però il dubbio che in quel dettaglio ci sia qualcosa che non va.

Discromatopsia

In albergo a guardare Rambo III, per fortuna ho un buon libro…

Approfitto del post per raccontarvi che ho fatto un test medico e ho scoperto di soffrire di discromatopsia. Cosa vuol dire?
Se guardate qui sotto dovreste vedere un numero. Beh io non ci vedo un bel niente!
Ma forse ho ragione io e il mondo ha torto, quindi non me ne faccio un problema.

津波

Siamo in contatto continuo con la famiglia di Mai e vi confermo nuovamente che stanno bene.
Sacchan e Kumi stanno già tornando a lavorare a Tokyo e Akira sembra più preoccupato del suo cane che altro.
Chi l’ha conosciuto al matrimonio avrà intuito il suo carattere e non si stupirà.

Mai continua a tenere internet accesso e a leggere messaggi e giornali giapponesi, io continuo a rispondere a telefonate e messaggi di tutti voi che gentilmente ci state vicini.

Come commento alla situazione scelgo di citare questo estratto da un bell’articolo del Corriere della Sera, scritto da un docente della Waseda University di Tokyo.

“Non deve stupire, perciò, la calma mostrata in Giappone di fronte al disastro. Il controllo delle emozioni è un tipo di esercizio psicofisico a cui i giapponesi vengono abituati sin da piccoli. Mostrare in pubblico eccessi di tristezza, ma anche di gioia, viene considerato come un segno di debolezza imbarazzante. Chiunque abbia visto un incontro di sumo, ad esempio, sa bene che né al lottatore vincitore né a quello perdente, viene concesso un sorriso o un’espressione di tristezza. Ma anche capolavori della letteratura come La pioggia nera, di Masuji Ibuse, rendono l’idea: resoconto del disastro atomico di Hiroshima, il romanzo narra con distacco diaristico la Catastrofe umana per eccellenza: ai nostri occhi, un esercizio impossibile. Dunque, per quanto agli occhi di un occidentale la reazione di queste ore del popolo giapponese possa sembrare fredda, quasi disumana, quando milioni e milioni di persone sono costrette ad abitare in un contesto relativamente angusto in cui la natura spesso sprigiona tutta la sua forza distruttrice, il controllo delle proprie emozioni, unito a una certa capacità di astrazione, è davvero l’unica maniera per riuscire a sopravvivere. Il grande senso di appartenenza alla collettività è un altro degli elementi fondamentali da tenere in considerazione. In un Paese in cui l’identità nazionale si forma soprattutto attraverso il gruppo, piuttosto che il singolo, anche in situazioni di emergenza estrema è importante non uscire dai propri spazi, rispettare le regole. Soltanto così è possibile mantenere l’ordine sociale e conservare la propria identità. In questo, i samurai sono stati maestri: e il loro spirito sopravvive nel Dna del popolo del Sol Levante. Nelle prossime settimane di sicuro i giapponesi continueranno a fare quello che gli è stato insegnato, a cercare di controllare il proprio dolore, ad aiutarsi a vicenda rispettando le regole. Se così non fosse, il Paese cadrebbe nel caos più totale e la gente si sentirebbe ancora più disorientata, vittima di questo ennesimo assalto di un Godzilla risalito dalle viscere della terra. Questa nuova catastrofe metterà a dura prova tutti i manuali, le esercitazioni e le simulazioni fatte finora, ma di sicuro alla fine i giapponesi ne usciranno a testa alta, ulteriormente rafforzati, come del resto hanno sempre fatto in passato.”

Infine, per concludere spezzando un po’ la tensione, pubblico anche qualche foto di argomento più leggero.
Come sapete Peppe e Giacheme sono appena tornati da tre giorni a Kiev. Queste sono le allegre foto che hanno mandato.

Peppe in Ucraina

Giacheme e il pre-partita

E come ultima foto (in tema con l’articolo di cui sopra) il pranzo di oggi, a cui Mai si è dedicata, nonostante tutto, con la solita passione di sempre!

Mozzarella in carrozza

The comfort of home

Che piacere tornare a dormire sotto il tetto di casa…

“Like Hawthorne, who visited him there, seclusion charged his imagination. Thoreau revelled in the retreat of the day, and in the hours slowed by the calm surface of the water.

As if you could kill time without injuring eternity”

Sformato di broccoli

La mia colazione di domani mattina (Gallette di mele e cannella)

8 marzo

Festeggiamenti a distanza con un mazzo di fiori consegnato a Mai stamattina e con una splendida torta (che spero di assaggiare domani al mio ritorno).

Per il resto sempre di corsa, quindi breve post serale dall’albergo di Parma, ma mi sembra giusto mandare un saluto anche a Peppe e Giacheme, eroi nel gelo di Kiev.

Torta mimosa

Sublimation

“Young men like to kill things, sometimes just to see what happens”

Oggi steso nell’erba tra le margherite al sole ho mangiato il primo gelato della stagione.
Ho bisogno di sole e luce per uscire da questo periodo di tenebre.

Per il resto mi tengo occupato timbrando con le mie iniziali i libri che riempiono la mia libreria, i miei armadi, cassetti e vecchie valigie che non uso più.

Ex libris

“That one most perilous and long voyage ended, only begins a second; and a second ended, only begins a third, and so on, for ever and for aye. Such is the endlessness, yea, the intolerableness of all earthly effort”

Domani mattina si riparte, e questo vorrà anche dire buttare i biglietti per il concerto alla Scala che avevo già preso per lunedì sera.
Cerchiamo di non pensarci troppo.
A volte va così.

Preparativi per l'inizio giornata

Strawberry crumble

That Old Feeling

Mi sono svegliato oggi finalmente con il sole in questo weekend di riposo.
Dopo giornate passate a correre avanti e indietro tra stazioni dei treni e uffici, sotto la pioggia battente e la neve, me lo sono meritato.

Per iniziare bene questi due giorni di pace Mai mi ha preparato dei pancakes con una strana ricetta australiana e lo sciroppo d’acero che Peppe “Elkjaer” ci ha portato dal suo ultimo viaggio in Canada.
Meravigliosi.

Dolce risveglio

Visto il bel tempo siamo anche andati a passeggiare, in attesa che dopo pranzo venissero ad aggiustarmi a casa l’armadio che giace cadavere ormai da mesi.
Girando a piedi ho trovato uno splendido negozietto pieno di piccole botti.
Non ho resistito…
Ecco a voi le mie consolazioni per i dolori della vita.

Grappa di Moscato

Adesso riposo, mi gusto il mio armadio finalmente in ordine e funzionante e accumulo libri nel carrello di Amazon.it

“Who ain’t a slave? Tell me that”

– Loomings, Moby-Dick

Ritorno da Parma (ovvero Lingot)

Giornata da ricordare, iniziata all’alba quando io e l’amico Franjo abbiamo affrontato insieme eroicamente la strada sotto la neve.
Sono tornato sano e salvo alla sera, e mentre ero lontano Mai si è anche dedicata a coccolarmi con questi dolcetti.
Proseguono la tradizione della festa del 3 marzo che esige qualcosa di verde, infatti sono preparati con tè “matcha”.

Lei si è lamentata perché dice che la ricetta francese originale li vorrebbe a forma di lingotti (da cui il nome di Financier)
Noi invece a casa abbiamo solo gli stampi tondi, ma io mi accontento…
In fondo sono ottimi.

Gli stampi (tondi)

Continuano i festeggiamenti dell'Hinamatsuri