秋の色 (i colori dell’autunno)

«Se invece si sospendono il lavoro, le attività banali, la frenesia quotidiana, per dedicarsi seriamente a un pensiero, è tutt’altra faccenda. Ben presto le cose riaffiorano, a ondate gonfie e scure. Di notte i sogni si disarticolano, si dispiegano, proliferano, e al risveglio lasciano nella testa una sottile patina acre e umida, che ci mette un bel po’ a dissolversi. Intendiamoci bene: qui non si tratta di colpa, di rimorso. C’è anche questo, indubbiamente, non dico di no, ma penso che le cose siano ben più complicate di così. Perfino uno che non ha fatto la guerra, che non ha veduto uccidere, soffrirà di ciò che parlo. Riaffiorano le piccole cattiverie, le viltà, le falsità, le meschinità che affliggono chiunque. Non stupisce quindi, che gli uomini abbiano inventato il lavoro, l’alcol e le chiacchiere sterili. Non stupisce che la televisione abbia tanto successo.»

In Toscana, vedo i colori e le foglie e mi rendo conto in ritardo delle bellezze dell’autunno.
Ho accompagnato Mai e Mariko per un giro a Siena tra panforte, ricciarelli e giri sulla Torre del Mangia a Piazza del Campo.

Adesso aspetto di accendere il camino e sfoglio la mia nuova copia del Così Parlò Zarathustra.
Mi commuove sempre Nietzsche quando parla del “miserabile benessere” dell’umanità.

«Vorrei spartire i miei doni, finchè i saggi tra gli uomini tornassero a rallegrarsi della propria follia e i poveri della loro ricchezza.»

Giapponesi a Piazza del Campo

Chotto dalla torre

Panino e porchetta

Saturday morning

Siena

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