Paraphernalia

Ieri sera, con fuori un bellissimo temporale, altra (forse decisiva) prova di abiti da sposa.
Per ora non posso ovviamente dare molti dettagli, ma vi assicuro che lo spettacolo era notevole.

Intanto, mentre proseguono piacevolmente le mie lezioni di giapponese, ho trovato questo interessantissimo saggio che mi sta tenendo compagnia in questo fine settimana di pioggia…

Interessante lettura del weekend

“[…] il gioco diventa un modo per sfogare la rivalità tra padre e figlio. Il simbolismo degli scacchi si presta di per sé a questa rivalità ed in modo del tutto insolito. Essenziale nel gioco è la figura del Re. Il Re ha un parte cruciale sotto tutti gli aspetti. È il pezzo che dà al gioco il suo nome, perché ‘scacco’ deriva dal persiano shah che significa Re. Lo scopo del gioco è quello di dare scacco matto al Re. Per conseguire questo scopo è stato elaborato un insieme di regole del tutto peculiari, che stabiliscono il modo in cui questo scacco matto può o non può essere dato, sono proprio queste regole che danno agli scacchi il loro carattere distintivo.

Il Re è quindi indispensabile e ha una importanza determinante. È anche insostituibile.

Tutte queste qualità, l’essere indispensabile, l’avere una importanza determinante, e l’essere insostituibile fanno pensare alle caratteristiche dei sovrani assoluti d’Oriente.
Ma su questo punto si ha una differenza di importanza capitale: il Re, come pezzo, è debole.
I suoi poteri sono molto limitati.

Per quanto mi è stato possibile accertare nessun altro gioco sulla scacchiera ha un pezzo che ne influenza così radicalmente il carattere. Di conseguenza, esso diventa la figura centrale del simbolismo del gioco.
Per ricapitolare brevemente: il Re è indispensabile, importantissimo, insostituibile, eppure debole e bisognoso di protezione.
Inconsciamente esso dà al giocatore la possibilità di dire al padre: al mondo esterno tu puoi anche apparire grande e forte  ma, quando arriviamo al dunque, sei altrettanto debole di me.

Si dovrebbe quindi quindi presupporre nel giocatore di scacchi, da un lato un atteggiamento molto critico verso l’autorità, e, dall’altro, una incapacità a seguire la stessa direzione del padre. Il contrasto tra il possente Re e l’umile Pedone arriva di nuovo a simboleggiare l’ambivalenza intrinseca che, nei confronti della propria immagine, ha il giocatore di scacchi, un’ambivalenza che è evidente anche nella figura stessa del Re.

La Regina simboleggia, come è facile aspettarci, la donna, la figura materna. Jones commenta, a questo proposito, che gli psicoanalisti non saranno certo sorpresi nell’apprendere che nell’attacco al Re (il padre) l’appoggio più potente è dato proprio dalla Regina.

La scacchiera, intesa come un tutto, può facilmente simboleggiare la situazione familiare.
Perso nei suoi pensieri, il giocatore può portare a termine nella fantasia quello che non è mai stato capace di fare nella realtà.”

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