Treni e binari

Ascolto Miles Davis e leggo Mishima mentre una tromba d’aria spazza Roma e porta via tutto quello che trova, senza turbarmi più di tanto. Ricevo messaggi da gente in montagna, parla di neve che scende. Qui tanta pioggia, e tanta cioccolata.

“Per Mishima il nichilismo era una faccenda personale, l’intuizione o persino il dubbio tormentoso che la sua vita non avesse senso, sia una preoccupazione più generale, una manifestazione di yokoku, il rimpianto per il declino della spiritualità. Dal punto di vista di Mishima il nichilismo era il risultato inevitabile della rinuncia alla natura divina dell’imperatore, il quale era il centro di valore definitivo e fonte di immutabile alterità: un punto focale di significato in un mondo fatto di cose transitorie, altrimenti prive di senso”.

Mentre leggo, dolcemente la tromba di Miles carezza le note di All Blues. E io decido di continuare a credere nella natura divina dell’imperatore, mentre preparo un caffè con la mia macchinetta nespresso. In fondo non c’è nulla di male, e come ha scoperto Mishima, l’unica altra strada è il nichilismo. Ma per quello c’è sempre tempo.

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